Settimanale, anno 10 - n. 17
Gio, 23 Novembre 2017

Sulla musica >> la Musica nel Cinema del dopoguerra italiano

Studi, tesi, riflessioni sulla musica

Capitolo 2.1 (parte 14) I musicisti cinematografici del dopoguerra: i "maggiori", fra tradizione ed innovazione  
 
Il Mulino del Po ('49) di Alberto Lattuada; musica di Ildebrando Pizzetti  


L'incontro con la letteratura fortifica enormemente le possibilità narrative di
Lattuada, quella rappresentatività delle situazioni, siano esse di cronaca o storiche, tesa sempre all'affermazione del reale, già molto sviluppata nei film precedenti del regista.
Neorealismo e cultura (ispirazione letteraria) trovano conferma proprio in questo film, basato sul romanzo storico di Riccardo Bacchelli. Il Mulino del Po di Bacchelli è diviso in tre parti (Dio ti salvi, La miseria viene in barca da cui è tratto il film, Mondo vecchio sempre nuovo) e viene pubblicato dal 1938 al 1940. Attraverso le vicende della famiglia di mugnai ferraresi Scacerni, dal capostipite Lazzaro, reduce dalla campagna napoleonica di Russia, sino ad un suo discendente che combatte sul Piave nel 1918, Bacchelli rievoca con sapienza di storico e passione di artista gran parte della storia italiana di un secolo.
Il film tratta la seconda parte del romanzo, mettendo in luce la situazione di sfruttamento subita dai braccianti padani, l'inserimento delle rivendicazioni socialiste nella costituzione della "Lega" che porta ai primissimi scioperi nei "campi" negli ultimi anni dell'800. La musica dei titoli di testa si presenta subito fortemente drammatica, aprendosi in larghi movimenti che ricordano un po' quella dei
kolossal americani, in particolare del genere western. Si avvicina molto, infatti, alle melodie e armonie de La fanciulla del West di Puccini.
In questo senso, Pizzetti si avvicina alla
musica tardo romantica, anche con l'introduzione di brevi inflessioni di melodie popolari italiane, le quali avranno una certa importanza e corrispondenza con le immagini e gli ambienti contadini mostrati dal film; ma vi introduce anche elementi che romantici non sono, quali il rimando al neoclassicismo stravinskiano e l'uso di un'orchestrazione sinfonica di stampo novecentista e moderno (si noti l'impiego dei sassofoni). Nella strumentazione si sente il rimando a Ravel, vero e profondo conoscitore delle trascrizioni per orchestra e creatore di un modello estremamente moderno che apre nuovi orizzonti alla musica del primo novecento. Quindi si ha l'elemento fortemente romantico della melodia, reso, però, con armonie e orchestrazioni di stampo nettamente novecentista.
C'è da dire che i temi qui esposti ritorneranno durante il film, creando, però, dei leit-motiv
sui generis, molto pacati (gli incisi delle inflessioni popolari che caratterizzeranno il Po) o molto potenti (si noti la potenza evocativo-espressiva dei movimenti romantici presenti nel tragico finale).
Dopo i titoli di testa, vediamo la macchina da presa soffermarsi sull'acqua del Po. Sulla riva un vecchio e trasandato pescatore, chiamato Scanzafrasca, un personaggio strano che assumerà vere e proprie sembianze di
saggio del fiume. Arriva, correndo, una ragazza, Berta (Carla Del Poggio), tutta felice e saltellante, ad annunciare al vecchio che si sta per fidanzare. Tutta questa scena è accompagnata dalla musica che sembra volerci suggerire un'immagine idilliaca della vita contadina, in continuo rapporto col generoso fiume, la cui superficie riluce di un'abbagliante sole.
Il film inizia con una Natura che sembra essere una buona madre, per poi rivelarne anche i suoi lati distruttori e tempestosi. La sezione fiati restituisce quella breve melodia popolare dei titoli di testa, alternando ora i corni, ora gli oboi, ora i clarinetti, fino a giungere all'ottavino che, col suo suono dolce e schietto, accompagna gaiamente l'entrata in scena della ragazza.

Gianluca Nicastro   (13.3.11) 


Segue nel prossimo numero! 
Tratto dalla Tesi di Gianluca Nicastro La musica nel cinema del dopoguerra italiano