Settimanale, anno 12 - n. 8
Mar, 17 Settembre 2019

A propos de >> Sangue e Arena

Musica a 360 giri

Finita la prima parte del concerto dei Kiss all'Arena di Verona Michela prende coraggio e dice a tutti noi: "Ma le canzoni erano tutte uguali?". Io faccio una grassa risata e gli altri ci rimangono un po' male.
Non ha tutti i torti Michela. Ma i Kiss non sono propriamente musica, hanno fatto della musica il loro obiettivo non primario, lo spettacolo è il vero protagonista, la musica è uno strumento che vive solo se completo di luci e fuochi d'artificio, facce pittate e gesti osceni. E' uno show e come show è uno spasso. Se continuano all'età di 60 anni a suonare dal vivo certamente è perchè hanno scritto grandi pezzi rock, perfettamente rispettati nell'esecuzione a Verona (
Nothing To Lose, Rock And Roll All Night, Detroit Rock City) ma a volte la struttura della canzone composta da riff e ritornello capisco che possa stancare.  La scelta dei brani è puramente antologica in questo tour-nostalgia, grandi successi del passato come se il tempo fosse rimasto immobile, come se il batterista e il chitarrista dei Kiss fossero davvero gli originali della prima formazione e non Eric Singer e Tommy Thayer (che già  da tempo collaboravano con Simmons e Stanley).
La vera identità dei Kiss non ha valore, sul palco o sei Catman o Spaceman o Starchild o The Demon, altro non conta (anche se ho trovato buffo sentire Nothing To Lose cantata da Eric Singer con lo stesso timbro vocale e movenze di
Peter Criss).
In questo circo di luci e fuochi  e scoppi, sincronizzati con  la musica,  anche il pubblico è spassoso, uomini e donne con i loro bimbi con una piccola stella nera intorno all'occhio, folli personaggi argentati con zeppe vertiginose ai piedi. E mentre sul palco questi alieni dalle rughe inbiancate dal trucco ballavano o lanciavano fuochi d'artificio dal manico della chitarra, in ogni brano Gene Simmons mostrava la sua lingua lunga verso il pubblico femminile (in quei momenti ricordavo con invidia la sua lista di conquiste... 4600 donne) così come Paul Stanley simulava abbracci e amplessi indicando alcune ragazze in prima fila.
A causa della struttura dell'Arena di Verona, Paul non ha potuto volare durante
Love Gun ma Gene è riuscito a farlo poco prima di sputare del sangue dalla bocca in I Love It Loud. Immancabili i coriandoli a fine show a partire da I Was Made For Lovin' You fino a Detroit Rock City. Lo spettacolo come un circo è finito con spari e luci più grandi e chiassosi, con la batteria che si è sollevata e la scritta KISS che si accendeva, facendo perdonare così la bronchite di Paul Stanley e la mancata esecuzione di brani meno fragorosi ma più originali della discografia dei Kiss (come Beth o Sure Know Something). 
Il pubblico si allontana dall'Arena intorno a mezzanotte e Michela ripete la sua domanda retorica ma questa volta con un sorriso. 

Massimo Bomprezzi