Settimanale, anno 11 - n. 39
Ven, 26 Aprile 2019

A propos de >> Abd Al Malik

Musica a 360 giri

All'incrocio tra rap, jazz e slam, troviamo Abd Al Malik, giovane artista francese di origine congolese, vincitore delle Victoires de la musique nel 2007 per il migliore album di musica urbana e nel 2008 come migliore artista maschile. Per chiudere in bellezza, questo stesso anno, è stato decorato Cavaliere delle Arti e delle Lettere dal Ministro della Cultura francese. Abdl Al Malik da circa tre anni, sta contribuendo (insieme ad altri slammer francesi come Grand Corps e Malate) a far conoscere lo slam, un nuovo stile musicale nato negli anni Ottanta negli Stati Uniti, una sorta di poesia urbana parlata come il rap ma con testi più densi e lavorati.
Abd Al Malik, nato Régis Fayette-Mikano, però è andato oltre. Ha voluto tentare un'alchimia nuova e più ricercata, lontano da quel rap volgare che va per la maggiore. Mischiando abilmente ritmi jazz e testi ispirati dal sufismo (dottrina mistica dell'Islam, che Malik ha scoperto dopo essere passato per un breve periodo per l'estremismo islamico) è arrivato a creare una piccola sorpresa musicale, profonda, dolce e toccante. Il tutto è avvolto dalla sua dizione, fatta di silenzi e di sospensioni, di parole pesate, posate, riflettute, articolate, assaporate, piene di dignità e, allo stesso tempo, di gravità.  
Le sue performance live sono impregnate sia di semplicità quando racconta la vita dei giovani delle periferie francesi: arida, difficile e spesso violenta, sia piene di una saggezza millenaria portata dalla sua fede religiosa capace di trasportare l'ascoltatore molto lontano, in tempi remoti. Nel modo di comunicarci i suoi testi c'è gioia e freschezza mista a tristezza e amarezza di fronte agli eventi che ci circondano e agli errori passati. Di solito non mi interesso molto al rap né a tutto quello che gravita intorno a questo. Rifuggo la vena aggressiva del rap francese pieno di rivendicazioni ringhiate con odio, capaci di raschiarvi via una parte del cervello a forza di prestare orecchio a frasi assassine. Sentendo per caso qualche tempo fa, questa giovane promessa del panorama musicale francese, ho interrotto quello che stavo facendo per capire chi è che aveva questo flow così diverso, nuovo e vero.
La prima volta che l'ho sentito era in un'esibizione live. La cosa originale è che si fa accompagnare live da un gruppo di musicisti dando così ai suoi concerti la forza del discorso sottolineato dal virtuosismo del jazz. Una volta ricevuto il secondo premio alle Victoires de la musique di quest'anno, nel ringraziare ha affermato che la musica era capace di far incontrare un pubblico che normalmente non si sarebbe mai trovato. Malik non è l'ennesimo rapper di periferia che si lagna della sua condizione di marginale, questa è la sua forza. Come artista afferma di aver voluto "decostruire  nella forma, la nozione stessa di rap, pur rimanendo hip hop". Ed infatti, lui spiazza, sconcerta, non segue i canoni stabiliti dal genere: mischia il tema di
Sinnerman di Nina Simone nella sua magnifica Gibraltar, che dà il titolo al suo secondo album uscito nel giugno del 2006 e ormai doppio disco d'oro. Oppure riprende, omaggiandola, la canzone Ces Gens là del mitico cantautore belga degli anni 50-70 Jacques Brel, facendone una versione moderna e adattata ai problemi della nostra società con Les Autres. Chi conosce Brel sa che genere di interprete è: l'ascolto delle sue canzoni dà i brividi e fa vivere nel profondo ogni sillaba. Ebbene, Abd Al Malik si avvicina al talento del maestro in maniera sorprendente.    

Lidia Falcucci                         (21.9.08)