Settimanale, anno 11 - n. 51
Ven, 19 Luglio 2019

Recensioni >> Kings of Leon- Only by the night

Kings Of Leon e l'arte della manutenzione dei capelli

Può un taglio di capelli influire sul sound di una band? Per i Kings Of Leon parrebbe di si. I tre fratelli con il cuginetto hanno pubblicato e quasi integralmente autoprodotto il loro quarto album, Only By The Night
Il curriculum della famiglia Followill si presenta bene: il loro terzo album Because The Times è arrivato ad un milione di copie vendute nel mondo, sono stati gli opening degli U2, Pearl Jam, Bob Dylan e Foo Fighters in questi ultimi anni, proprio gli stessi artisti che mescolati insieme avrebbero un po' il sapore dei Kings Of Leon. Ma torniamo al look in rapporto al sound: con barbe, capelli lunghi e disordinati dei primi video, la musica della band richiamava proprio gli anni 70, ma già qualcosa di nuovo si celava dietro lo standard rock della band, con la batteria dietro ai riff delle due chitarre e con la predominante del basso (soprattutto per il secondo album Aha Shake Heartbreak da me fortemente consigliato), la band era migliore della media delle nuove band americane.
Poi questi ragazzi del Tennesse hanno deciso di stirarsi i capelli, farsi un taglio Emo (tipo frangia asimmetrica di alcuni elementi deiTokyo [Mer#@] Hotel) e di sembrare decisamente più ripuliti nell'aspetto e negli abiti. Benché così mi suscitino meno simpatia, la lacca che si sono respirati in  questo ultimo lavoro li ha stimolati davvero a crescere, hanno rinnovato il sound senza prostituirlo. Suoni più definiti, eco sul rullante, atmosfere più cupe, sempre il basso a sovrastare e la straordinaria  voce di Calab. Questa esige una particolare attenzione. Non semplicemente per il timbro, acuto senza sfumature, tagliente e singolare, la voce del leader comunica una certa afflizione, come un marcato bisogno di sfogarsi e liberarsi del dolore. Nell'insieme il risultato è confermato dal successo. il singolo Sex On Fire è una perfetta calamita. Ora come ispiratrice può essere citata più una band come The Filter oppure The Feelers. Basti ascoltare la partenza di Crawl: la distorsione del basso, il cantato come una nenia, suoni elettronici. Tutto travolge e trascina  e nel momento della  risacca  ha il dono di lasciarti in testa il motivo della canzone. I Kings Of Leon sono usciti da un guscio. Use Somebody, Manhattan e Revelry non sono le solite canzoni che fanno numero nell'album, ma ogni brano ha un chiaro stile che dialoga poi con il brano successivo. A volte i loro eccessi (17) non li rende così immediati, ma una canzone come Notion merita più di un ascolto, quando alza e abbassa l'intensità sui stessi tre accordi e riesce infine ad ammaliare.
"I'm too young to feel this old" : la zona più tetra e oscura è alla fine, Cold Desert  (figlia delle sonorità dei A Perfect Circle), non solo le parole e la rassegnazione di queste a rendere di più intensa la zona d'ombra, ma il freddo che si avverte viene anche dalle sonorità che opprimo e dal basso snervante. La canzone sembra che muoia ma poi trova come la forza di rialzarsi solo per poter dire che "nobody knows, nobody sees, nobody but me"
Superare lo scoglio del terzo album vuol dire che si ha preso coscienza delle proprie possibilità, sta a significare che non si vuole perdere il controllo perché niente è davvero scontato.
 I Kings Of Leon hanno più di una chance per non crollare anche se dovessero perdere tutti i capelli.

Massimo Bomprezzi               (26.10.08)


Tracklist Only by the night

Closer
Crawl
Sex on fire
Use somebody
Manhattan
Revelry
17
Notion
I want you
Be somebody
Cold desert