Settimanale, anno 11 - n. 39
Ven, 26 Aprile 2019

Recensioni >> The Cure-4:13 Dream

Si è parlato molto e detto tanto durante l'attesa di questa nuova creazione dei Cure. Sono passati quattro anni dall'omonimo album che doveva sancire la fine della band. Un album sofferto, più volte annunciato e sempre rimandato. Anticipato da 4 singoli e con una grande quantità di brani composti, talmente tanti da dover effettuare una scelta, forse difficile, sui brani da mettere nell'album.
4:13 Dream è il tredicesimo album di una band che non ha intenzione di abbandonare la scena musicale (anche se viene ripetuto e annunciato spesso) e che dimostra di avere sempre una vena creativa forte. E in fondo il Tour del 2003 e specialmente l'ultimo del 2008 ha mostrato un Robert Smith in pienissima forma sia fisica che di voce ed un gruppo sempre all'altezza della fama e del suono che li ha sempre caratterizzati.
Arrivato a questo punto avrei voluto e potuto scrivere la classica recensione dove si parla in generale di cosa hanno fatto e cosa avrebbero potuto fare i Cure in questo album e la classica analisi dei brani, ma ascoltandolo ora mentre scrivo penso di voler parlare solo di emozioni, di quello che l'ascolto di questo album mi fa provare. C'è come sempre nella musica di Robert Smith e soci, un qualcosa che mi cattura, che tocca dentro di me corde particolari.
L'album si apre con quella strana ma coinvolgente psichedelia che sanno tirar fuori, a volte scura a volte morbida ma sicuramente avvolgente. Underneath the Stars, il brano iniziale e forse il piu riuscito di tutto l'album, parte con una chitarra morbida, rotonda ma tagliente, che ti entra nelle orecchie e nel petto mentre la voce di Robert Smith ti culla ma nello stesso tempo tende a complicare il tuo stato d'animo. I brani che seguono ti levano dallo stato di dolce angoscia e malinconia dove sei entrato, la voce di Robert Smith e le melodie degli strumenti del gruppo ci fanno entrare in quella piccola stanza di pop, di disegni appesi al muro, di scatole colorate e rotte a terra, di pareti dipinte con colori vivaci ma dai disegni tristi e malinconici e infine di melodie facili ma mai banali. Sirensong ci leva da questa stanza e ci riporta in spazi aperti respirando quasi un'aria da passeggiata e da richieste di amore semplici ma dirette. L'acido e la psichedelia che la voce di Robert Smith in piena forma sa tirar fuori ci entra nella testa con The Real Snow White. L'album resta sul livello appena descritto e non ha picchi particolari se non nei due brani finali dove la voce ti entra nella testa urlando in The Scream ma non solo la voce anche gli strumenti ti entrano come acidi e aghi nelle orecchie. Nel brano finale It's over i Cure tornano alla grande con il loro sound inconfondibile, il loro marchio di fabbrica con le chitarre, la batteria, il basso, le tastiere che all'unisono urlano e cavalcano i suoni tirando dentro il tuo cervello e le tue emozioni. Robert Smith è li a ricordarti che c'è ed e' vivo, canta e urla come non faceva da tempo.
Alla fine di tutto l'ascolto,
4:13 Dream è un album che non porta sicuramente grandi innovazioni e sorprese nel sound del gruppo, ma sicuramente segna un capitolo per nulla banale e brutto, che si fa ascoltare e che regala come sempre quel suono che chi ama il gruppo sa apprezzare. Ad averne di capitoli cosi da altri gruppi, ad averne...

Claudio Lodi           (16.11.08)