Settimanale, anno 13 - n. 3
Ven, 14 Agosto 2020

Recensioni >> It Bites- The Tall Ships

It Bites, gruppo formatosi nel 1982, dopo una serie di piccoli demo fanno uscire il primo album nel 1986  The big lad in the windmill. Subito si fanno conoscere come l'unico gruppo che con stile è riuscito a mischiare melodie pop e rock progressive. L'album del 1989 Eat me in St Louis decreta, dopo solo tre album, lo scioglimento della band. Malgrado questo gli It Bites si sono fatti conoscere come il gruppo progressive rock più fresco e innovativo degli anni Novanta, tanto che il secondo album Once around in the world è tra gli album più belli di progressive rock di quel periodo. Frank Dunnery il chitarrista cantante decide di lasciare il gruppo per le troppe pressioni creative e si dedica alla sua carriera solista e turnista nel gruppo di Robert Plant.
Segue nel 1991 un album live e poi un silenzio che dura 11 anni quando nel 2003 il gruppo si riunisce per un concerto. Il resto dei membri però decide che non può finire tutto con un album live ed ecco che nel 2008 li ritroviamo con una formazione cambiata: Frank Dunnery non accetta di tornare con il gruppo e quindi troviamo John Mitchell (voce e chitarra) e al basso Lee Pomeroy che sostituisce il vecchio bassista Dick Nolan. Ed è poprio John Mitchell che ci stupisce per la sua voce perfetta, rauca ma capace di una grande estensione, capace di catturarci con le sue intonazioni anche nelle canzoni lente e melodiche, buon chitarrista forse meno virtuoso di Frank Dunnery ma perfettamente integrato nel sound del gruppo tanto da non far sentire la mancanza del suo predecessore.
L'album, in uscita questo mese, si chiama The tall ships e ci fa ritrovare suoni che si rifanno ai Marillion, ai Rush o  a gruppi come i Jadis o IQ, suoni figli di un progressive rock melodico: tastiere alla Genesis ma miste a melodie pop,  il tutto condito con un stile raffinato con passaggi musicali di effetto, complessi ma nello stesso tempo di ascolto godibile. Brani come Oh My God , The Great Disaster, la title track The Tall Ships o la  stupenda Fahrenheit sono cosi perfette nelle melodie, negli intrecci di voci e passaggi strumentali da essere considerate dei piccoli gioielli. The Wind That Shakes the Barley è forse il brano dove i nuovi It Bites mostrano le unghie dimostrando grande capacità compositiva melodica e dove gli echi dei suoni dei primi It Bites si fanno più presenti. Ma anche nei brani dove c'è un avvicinamento alle melodie da classifica non si cade mai nel banale, rimanendo sempre ad un certo livello di apprezzabilità. Sicuramente una delle uscite musicali più belle di questo fine 2008, da ascoltare ripetutamente anche per il buon umore che la loro musica riesce a trasmettere.

Claudio Lodi               (22.11.08)