Settimanale, anno 11 - n. 34
Gio, 21 Marzo 2019

Recensioni >> Camille - Music Hole

Camille, ovvero l'oggetto non identificato della canzone francese.
Si potrebbe facilmente descriverla come la Bjork d'Oltralpe: la follia e l'euforia di quest'ultima ci sono tutte! Il terzo album (se non si considera l'album live uscito nel 2006),
Music Hole, uscito nell'aprile 2008 propone sperimentazioni musicali a profusione. Conferma, quindi, che l'eccletismo è il marchio di fabbrica adottato da Camille durante questa sua investigazione musicale portata avanti per ben tre album. Certo l'ultimo arrivato è un album molto diverso dai primi due, rispettivamente Le sac des filles (2002) e Le Fil (2005), con i quali aveva definitivamente conquistato il cuore del pubblico francese e pure l'ammirazione della critica. Tanto che nel 2005 era riuscita ad ottenere il Prix Constantin attribuito dal 2002 alla migliore rivelazione musicale francese dell'anno. Premio meritato: un album come Le fil racchiude, infatti, tante innovazioni musicali che, ovvviamente, non sono potute passare inosservate! Già il tema conduttore prometteva bene: il "filo" citato nel titolo attraversava tutte le tracce dell'album ed era in realtà la nota si che legava ogni canzone dell'album alla seguente creando così un filo musicale, per l'appunto. Ma fosse stato solo quello! Nel singolo Ta douleur, con cui l'album era stato lanciato, oltre ad avere un testo fresco, folle e poetico, conteneva i primi suoni di pernacchie e sputacchi vari, accompagnati da battiti di mani e vocette di sottofondo. Nel suo ultimo album, Camille non si è certo tirata indietro nel tentare nuove sperimentazioni sonore, sempre più bizzarre e nell'aprirsi a nuovi modi di cantare o di ritmare le sue canzoni. Music Hole passa allegramente da gridi, versi animaleschi, starnuti, percussioni corporali prese dalla tradizione musicale brasiliana, beatboxing, per lasciare l'ascoltatore stordito in un vortice di sonorità davvero alternative e a volte, diciamolo, francamente spiazzanti. E' certo che non tutti apprezzeranno questo nuovo lavoro, musicalmente folle, capace di urtare profondamente. Le scelte musicali di questo fenomeno francese sono radicali e volute. Questo terzo album, ancor più degli altri, si iscrive nel filone di quelli che o ami o odi, punto e basta. E' interamente acustico, l'unica presenza di uno strumento musicale propriamente detto è quella di un pianoforte: Music Hole  si nutre di tutte le follie musicale delle quali Camille è stata capace. Cats and Dogs, per esempio, inizia come una canzone melodica, quasi un valzer obsoleto, per poi salire in un delirio di guaiti e rumori animaleschi vari: una cagnara insomma, ma con stile. Nella bella Home is where it hurts l'ascoltatore si imbatte in percussioni corporali, beatbox e sovrapposizioni di varie voci, dopo un'inizio musicale in stile Musical, per l'appunto. Gospel with no lord il primo singolo di quest'album, è un'altro esempio della volontà dell'artista di addentrarsi nelle sabbie mobili della sperimentazione. L'inizio del brano è scandito da percussioni (ovviamente sempre e solo corporali) e con rumori fatti con la bocca. Poi si aggiunge il pianoforte e la melodia prende la strada del gospel (come dal titolo), per sfociare infine in un'esplosione di ilarità, che ricorda l'idea di  it's all so quiet di Bjork. Comunque, Camille non è solo un'illuminata che vuole fare sfoggio della sua creatività esagerandone i contorni. Il talento, Camille lo usa bene, esplorando nuovi territori sonori con la volontà di farsi e farci, piacere, e forse anche di scuotere un po' un panorama nazionale reticente a prendere veri rischi musicali. Per concludere bisogna far notare che quest'album, degno di stima e attenzione, ci ricorda pure che, a volte, le cose semplici rimangono le migliori.

Lidia Falcucci