Settimanale, anno 10 - n. 20
Mar, 12 Dicembre 2017

La Soffitta >> Modugno, il grande istrione

Gruppi, dischi, storie e personaggi che hanno fatto la storia della musica!

Polignano a mare è un piccolo paese di 17000 abitanti in provincia di Bari. E' famosa soprattutto per le sue grotte naturali che si aprono direttamente sul mare, ma è anche dotata di un entroterra particolarmente ricco e fertile. In questo piccolo paese terra e mare si incontrano in un felice connubio, così come si incontrano oriente ed occidente nella sua storia e nelle sue tradizioni.
E' in questo paese che nei primissimi giorni del 1928 viene alla luce Domenico Modugno, uno dei più celebri cantautori italiani.
Definire Modugno con un unico aggettivo è come descrivere una città con una sola parola: è stato cantante, attore, compositore, caratterista, presentatore, affabulatore,  ed ha saputo in ogni momento immedesimarsi nel dialetto e nella cultura di tutte le regioni del Sud Italia, tanto da essere scambiato volta per volta per siciliano, campano, calabrese, pugliese. Come l'Ulisse di Omero, è stato "L'uomo dal multiforme ingegno", pronto ad affrontare qualunque sfida legata allo spettacolo uscendone sempre vincitore, anche se in qualche caso gli è stata negata la vittoria ufficiale. Ma quello che ha più colpito di lui è stata sempre la sua travolgente vitalità, la sua voglia di vivere, la sua trascinante comunicativa. Se Gianni Meccia è stato il primo cantautore italiano, Modugno è stato il più conosciuto, e non solo a livello italiano, ma addirittura planetario.
"Mimmo" Modugno, come lo chiamavano affettuosamente gli italiani, è nato artista. Fin da piccolo imparò a suonare chitarra e fisarmonica, i due strumenti più popolari della tradizione musicale di qualunque paese, aiutato in questo da suo padre Cosimo. A soli 15 anni componeva la sua prima canzone. Ma erano ancora lontani i tempi del suo successo, e di questa sua composizione non è rimasta traccia.
Come Gianni Meccia, anche Mimmo Modugno un bel giorno si stufò della sua casa natale, e decise di partire. Il settentrionale Meccia era sceso verso il centro Italia, mentre il meridionale Modugno andò a cercare fortuna al Nord, a Torino. Ma non la trovò subito, perché per un certo periodo dovette guadagnarsi da vivere facendo il gommista in un'impresa.
Se fossimo in una favola, a questo punto qualcuno che si faceva riparare uno pneumatico lo avrebbe notato mentre cantava e gli avrebbe offerto una possibilità. Ma le cose non sono andate così. Mimmo dovette tornare al suo paese natale per adempiere agli obblighi di leva, e dopo, caparbio, riprese a tentare la fortuna, ma questa volta a Roma. E qui finalmente comincia ad aprirsi uno spiraglio di luce: è ammesso al Centro Sperimentale di Cinematografia, e già da allievo comincia a recitare. Ha appena 23 anni, ed il grande Eduardo De Filippo gli affida una parte nientemeno che nel suo celebre dramma "Filumena Marturano" in versione film!
Da questo momento, la carriera di Mimmo Modugno diventa travolgente ed inarrestabile. Scrive dapprima canzoni della sua terra, la Puglia, ed in dialetto siciliano, ispirandosi al folclore di queste regioni. Poi passa al napoletano, e nel 1957 vince addirittura il festival della canzone napoletana con Lazzarella. Questa canzone ha una particolarità che poi si ripeterà anche in altre canzoni di Modugno: nel finale, un verso recita "Lazzarè, tu sì già mammà". Questa frase poteva essere interpretata semplicemente come un riferimento al rapido scorrere del tempo, ma molti ci videro un chiaro accenno alla scarsa moralità di questa giovane studentessa, che in tenera età aveva già avuto le sue esperienze sessuali. La frase fu quindi cambiata con "Lazzarè, perdo ‘o tiempo appriesso a ‘tte". Qualcosa di analogo accadrà con la canzone Vecchio frak, inizialmente chiamata Un uomo in frak: la canzone narrava la storia di un uomo elegantemente vestito che passeggiava per la città, ed alla fine si toglieva la vita gettandosi nel fiume, a quanto si dice ispirato alla tristissima vicenda del principe Raimondo Lanza di Trabia, suicida ad appena trent'anni. Anche in questo caso le parole furono modificate in modo da riferirsi al vestito (il frak) più che all'uomo che lo indossava: la canzone così perdeva in parte il suo accento pessimistico, ma mancava del pathos iniziale. Modugno era uno spirito innovatore ed indomito, ma anche lui in qualche caso dovette cedere alle convenzioni.
Non c'è dubbio che la più grande impresa di Modugno fu la canzone scritta per il festival di Sanremo del 1959, la celeberrima Nel blu dipinto di blu. Questa canzone ha suscitato polemiche addirittura per l'interpretazione delle sue parole, perché inizialmente alcuni non riuscivano a capire il significato di quel "blu dipinto di blu". Qualche purista della canzone, come il grande musicista Gorni Kramer, l'ha sdegnosamente bollata come un brano antimusicale, privo di senso e sciocco. Fatto sta che questo brano ha reso Modugno e la canzone italiana famosi nel mondo intero, è stato suonato ininterrottamente per quattro mesi consecutivi a Broadway, ha venduto milioni di copie in tutto il mondo, è stata la canzone italiana più suonata nel mondo negli ultimi cinquant'anni ed è stata premiata in svariate occasioni. Anche i giudizi di professionisti di fama talvolta sono dettati dall'invidia e dalla incapacità di accettare il rinnovamento. In verità, la maggior parte dei critici musicali ha dato parere ampiamente positivo a questa canzone e non soltanto per il testo e la melodia, ma anche e soprattutto per l'estrosità e l'originalità rispetto alla produzione corrente, che i critici stessi dichiarano "costruita ed artificiosa". Aggiungiamo che un contributo non indifferente all'eccezionale successo del pezzo è certamente da attribuire al cantante che la presentò insieme a Modugno, nientemeno che l'ancor giovane Johnny Dorelli, una delle più belle voci del panorama canoro italiano che in seguito è diventato a sua volta un cantante ed attore di successo.
Sarebbe fare torto a Modugno identificare la sua genialità unicamente con Volare, come è stata ribattezzata in seguito la sua canzone più importante. Nella sua ricca collana di successi compaiono numerose altre perle, a parte le già nominate Lazzarella e Vecchio frac. Ci sono tutte le canzoni popolari come Lu pisci spada, Lu minaturi, Lu sciccareddu. E ci sono alcune canzoni napoletane nelle quali vengono colte in modo mirabile la mentalità e la fantasia partenopea. Si pensi a 'o ccafè, uno scoppiettante elogio del grande amore che i napoletani da anni hanno sempre professato per questa aromatica bevanda: tutti lo bevono e ribevono in continuazione, anche il bambino neonato, il nervoso che dovrebbe evitarlo, eccetera. I napoletani possono sentirsi orgogliosi perché "sulo a napule ‘o ‘ssanno fa, e nisciuno se spiega pecché è una vera specialità".
Altro capolavoro nel suo genere è Io, mammeta e tu, un delizioso quadretto di una madre troppo gelosa di sua figlia, tanto che non la manda mai sola con il suo fidanzato e li accompagna sempre dovunque, tallonandoli inesorabilmente con l'abilità di un segugio di razza. Perfino quando si ammala, non demorde. "nu filo ‘e voce però truvaie mammà - dalla bambina vi faccio accumpagnà"! Il povero innamorato cade dalla padella nella brace, perché la bambina in questione è ancora più noiosa e petulante della madre, tanto da far venire il desiderio di buttarla a mare! Con una famiglia così, anche un grande amore finisce con il dissolversi in un disperato "Iatevenne! Iatevenne!"
Oltre a queste canzoncine allegre e trascinanti, Modugno ha composto altre canzoni napoletane più romantiche e sentimentali, come Strada ‘nfosa (strada bagnata), Resta cu ‘mmé, Tu sì ‘na cosa grande, nelle quali sembra talvolta di risentire le grandi melodie napoletane del primo novecento. Tantissime le canzoni non dialettali, di cui ricordiamo Meraviglioso, una canzone piena di amore per la natura ed ottimismo, che ricalca in parte il grande capolavoro di Louis Armstrong What a wonderful world.
Nel 1959 Modugno ha di nuovo vinto il festival di Sanremo con la canzone Piove; anche questa canzone è diventata celebre più con i versi iniziali del ritornello, "Ciao, ciao bambina", che con il suo titolo originale. E' strano notare che nel caso di Nel blu dipinto di blu ha prevalso la parola Volare, più sintetica, mentre nel caso di Piove è accaduto l'opposto, ed ha prevalso la frase più lunga dell'inizio. Questo probabilmente perché quello che rimane nell'orecchio dell'ascoltatore è l'inciso di un brano, nel momento in cui si passa da un'introduzione lenta ad un ritornello più arioso e veloce.
Nel 1960, Modugno sfiora la vittoria con Libero, che si classifica seconda dopo Romantica di Renato Rascel. L'episodio crea un po' di polemica tra i due artisti: anche Modugno non è esente dal diffuso vizio dell'invidia tra artisti, ed in più di un'occasione in seguito manifesterà apertamente il suo dissenso dalla decisione della giuria. Forse il desiderio dell'innovazione a tutti i costi ha in questo caso penalizzato la spontaneità del brano, che in effetti non ha mai raggiunto la popolarità degli altri due. Modugno comunque si rifà negli anni successivi, vincendo il festival altre due volte, nel 1962 con Addio, addio... e nel 1966 con Dio, come ti amo, celebre interpretazione di Gigliola Cinquetti.
Nel 1984, avviene l'episodio che chiuderà l'ascesa di Modugno: viene colpito da un ictus che lo lascia semiparalizzato: una crudele beffa del destino per un uomo di così grande vitalità, che si esprimeva nel canto e nella recitazione anche con la partecipazione di tutto il corpo (come non ricordare la sua recitazione nel Rinaldo in campo?). Lo spirito rimane si vivo e forte, ma purtroppo il corpo è fortemente menomato, e perfino cantare gli riesce difficile. Ricompare ancora in televisione, ma su una sedia a rotelle!
Domenico Modugno è stato un artista completo, e soprattutto un grande istrione, capace di attirare folle immense ai suoi spettacoli e di coinvolgere grandi masse di spettatori con la sua prepotente vitalità. Ha vinto un'enorme quantità di premi, e non solo in Italia, ma anche negli Stati Uniti, dove la canzone italiana non sempre è molto apprezzata. Anche lui, come altri, ha perseguito con fede e determinazione il suo obiettivo, quello di essere un uomo di spettacolo, e come tanti altri ha dovuto lottare ed accettare le sconfitte prima delle tante vittorie. Indubbiamente non è mancato quell'indispensabile pizzico di fortuna che fa si che una persona si trovi nel momento giusto al posto giusto. Sicuramente in Italia esistono tantissimi talenti che non riescono a farsi conoscere per mancanza di un appoggio adatto, tanto che spesso ruoli importanti vengono affidati ad artisti stranieri non sempre del tutto meritevoli. Auguriamoci che sorgano ancora tanti Modugno per dimostrare che gli italiani sono perfettamente in grado di avere artisti di portata internazionale, e soprattutto che tra gli stessi italiani che ne hanno il potere sorgano persone che sappiano come cercare e trovare talenti senza necessità di andare dall'altra parte del pianeta.

Giovanni Vitagliano