Settimanale, anno 10 - n. 17
Gio, 23 Novembre 2017

Sulla musica >> La musica nel cinema del dopoguerra italiano

Studi, tesi, riflessioni sulla musica

Capitolo 1.2  Il cinema del dopoguerra e la musica (parte 2)

Il neorealismo non è contraddistinto soltanto da quest'atteggiamento verso la realtà, dall'approccio diretto ai problemi collettivi del tempo, ma dal bisogno di prospettare una soluzione positiva, di sposare la causa dell'uomo e della società come si vuole che siano. Alla base dell'ideologia implicita nel neorealismo c'è il de­siderio attivo e generoso di un profondo rinnovamento degli uomini e della società. Perciò si può parlare di umanesimo come valore di base del neorealismo, ed è errato parlare di ideologia marxista o, comunque, rivoluzionaria per quei film: il rinnova­mento degli uomini e delle cose non corrisponde alla trasformazione socialista della società e la fratellanza umana non è la solidarietà di classe.
L'unico film nel quale si può trovare una visione marxista dei rapporti sociali è La Terra trema ('48) di Visconti, libera trasposizione del romanzo di Giovanni Verga I Malavoglia (1881) che narra le lotte e la sconfitta di una famiglia di pescatori siciliani per liberarsi dallo sfruttamento. Coerente a questo impianto marxista è il suo significato conclusivo: la rivolta individuale è destinata al fallimento; per vincere occorre una coscienza ed un'azione collettiva, di classe.
I caratteri principali di quella che André Bazin chiama "la scuola italiana della Liberazione" non sono dati né dalla scelta dei contenuti né dallo stile o dalle tecniche (girare dal vero nelle strade, attori non professionisti, ecc.), ma da un atteggiamento verso la realtà, nella ferma volontà di stabilire un dialogo tra l'uomo e la realtà stessa. Dal dopoguerra è in atto, per quanto riguarda il realismo neorealista, un processo di mitizzazione. Se il cinema precedente è per eccellenza il cinema dell'irrealtà e dell'evasione, il neorealismo è il cinema del realismo a tutti i costi. Ma ciò è vero solo fino ad un certo punto, poiché ci sono degli aspetti che si risolvono comunque nell'irrealtà. Questo è chiaro specialmente nello scarso uso che si fa del suono in presa diretta. All'epoca i macchinari per la presa diretta sono molto pesanti e difficili da trasportare negli esterni. Solo nei teatri di posa si può garantire una buona
registrazione, ma fuori di essi, non essendoci microfoni direzionali, la qualità è scadente. Nella maggior parte dei film neorealisti la
colonna sonora registrata in presa diretta serve come colonna-guida per il doppiaggio. "Nella migliore delle ipotesi, alcuni brani della colonna-guida venivano inseriti ad incastro nella colonna definitiva." (Stefano Masi).
Un altro aspetto è l'illuminazione: il neorealismo non fa uso dell'illuminazione artificiale, ma si serve solo di quella naturale. Anche qui c'è da fare una smentita. Infatti, la particolare pellicola usata, molto sensibile, impone grandi apparecchiature d'illuminazione; di conseguenza, viene ad esistere, anche se negato dai neorealisti stessi, un concetto di messa in scena, di costruzione.

Gianluca Nicastro                  (1.2.09)

Segue nel prossimo numero!
Tratto dalla Tesi di Gianluca Nicastro
La musica nel cinema del
dopoguerra italiano