Settimanale, anno 11 - n. 51
Ven, 19 Luglio 2019

Recensioni >> Moriarty - Gee whiz but...

Moriarty (da Parigi)  Il viaggio nelle terre immaginate da questo gruppo folk franco-americano è cominciato nel 2007 con l'uscita in Francia  del notevole e sorprendente album Gee Whiz But This Is A Lonesome Town. Questo quintetto ha ormai rimesso il folk all'ordine del giorno nel paesaggio musicale transalpino, anche se la scalata verso la notorietà che meritano è ancora lunga. Quello che succede ascoltando il loro album è che si parte in viaggio. E' come una sconfinata prateria piena di bisonti che guardano passare i treni, come una strada impolverata che percorre il sud degli Stati Uniti, come un vecchio motel abbandonato da cui proviene un suono di fisarmonica, come le atmosfere dei libri di Jack Kerouac (dal quale hanno tratto il nome del loro gruppo). Ecco come suona il primo album dei Moriarty, Gee Whiz But This Is A Lonesome Town, uscito in Francia nel 2007. Jimmy, il loro singolo di lancio, già dava il tono: un universo musicale deliziosamente folk, e proprio per questo decisamente sfalsato con la produzione contemporanea. La loro musica, affascinante e vellutata, si nutre del blues degli anni 30, di jazz, di country e pure della musica del Mali. Le loro sonorità restano atemporali, ma sempre riconoscibili grazie al tocco di eccentricità che caratterizza le loro esibizioni live. Hanno saputo crearsi un universo pieno di leggende da far west, di vecchie storie misteriose che raccontano nei loro concerti, e di un fascino retro' manifestatosi nel loro look, ma anche dal modo di cantare sul palco tutti raggruppati attorno ad un solo microfono.



 

 

 



Questa grande famiglia musicale di ragazzi francesi dalle molteplici origini (americane, ma anche vietnamite) è composta dall'incantevole  Rosemary Stanley al canto (un fascino alla Maggie Gyllenhall e una voce dolce e grave al tempo stesso), Stephan Zimmerli al contrabbasso, Arthur B. Gillette alla chitarra acustica, alla percussione di vecchie valige, e al pianoforte quando serve, Thomas "the Kid" Puéchavy alla armonica (geniale) e, infine, Charles Carmignac alla chitarra elettrica o alla chitarra dobro. A questa combriccola, si aggiungono occasionalmente e volentieri Vincent Talpaert e Eric Tafani, alternandosi alle percussioni durante i live.
Il gruppo, creatosi a Parigi nel 1995 (ed infatti, certe canzoni, quali Jimmy per l'appunto, hanno ben dieci anni di vita), è emerso realmente nel quadro di un festival francese, il Printemps de Bourges, nella sua edizione 2006: nessuno li conosceva ancora, ma la loro prestazione live li fece finalmente notare. Molti pezzi erano già pronti, e questo spiega la grande maturità artistica, sorprendente per un album di debutto. Così, nel 2007, i Moriarty decidono di lanciarsi nella grande avventura e far uscire un disco: Gee Whiz But This Is A Lonesome Town. Dopo tante tappe di concerti nei luoghi più vari e tanta gavetta, il 2008 li ha visti conquistare un pubblico sempre più vasto e soprattutto sempre più affezionato. Putroppo i riconoscimenti su grossa scala mancano ancora e i Moriarty continuano a sfiorare premi nazionali quali Le Vittorie della Musica o il Premio Constantin. Eppure, ascoltandoli, è chiaro che è solo una questione di tempo.
Se non addirittura il migliore gruppo del 2008, Moriarty è sicuramente tra le più sorprendenti rivelazioni musicali dell'anno passato, riusciti a riportare sulla scena musicale francese e nei gusti del pubblico (ancora ristretto) un rock folk ormai da molti considerato sorpassato. Merito di un insieme di qualità vocali, musicali e artistiche notevoli che rendono il loro album unico e veramente originale.
Il folk, reinventato e rinnovato, sta tornando in prima linea (altri testimoni ne sono Alela Diane o i Fleet Foxes) e i Moriarty ne rimangono i migliori ambasciatori; da ascoltare con urgenza!

Lidia Falcucci              (22.3.09)

Per ascoltarli:

www.myspace.com/moriartylands