Settimanale, anno 11 - n. 39
Ven, 26 Aprile 2019

Recensioni >> Depeche Mode - Sounds Of The Universe

La prima sensazione che ho provato mettendo il cd nel lettore è stata: "Ok ci siamo, sono loro". Non so perchè ma ho sempre una leggera paura quando esce un album nuovo dei Depeche Mode. Non so mai cosa aspettarmi, se ascoltare un capolavoro o una opera debole mossa solo dai soliti contrasti interni che a volte fruttano grandi composizioni ma altre volte arrivano a scelte diciamo...povere.  Ma Sounds of The Universe è arrivato nei negozi dopo ben quattro anni dallo splendido Playing the Angel e l'introduzione fa già intendere che 5 anni fa i nostri erano ancora su ritmi veloci e incalzanti con la voce di Dave Gahan carica ma malinconica ed i brani comunque compressi nello stile che contraddistingue la loro musica fatta di sintetizzatori, rumori. Invece ora questa ultima creazione ci inoltra in melodie più sognanti, universali, suoni a volte minimali e comunque sempre morbidi. Forse tranquillizzato dalle prime note, mi sono messo in poltrona con le cuffie ed ho iniziato l'ascolto. I Depeche Mode sono un gruppo di artisti, una mente, che si sono sempre saputi adattare al periodo in cui si trovavano. Ora è strano sentirli in una veste diversa più rivolta a suoni vintage anni ‘80, analogici, aperti, sognanti e meno diretti e "semplici" nell'ascolto. Un passo in controtendenza che meraviglia e sorprende perchè se avessero ripetuto le loro sonorità classiche avrebbero avuto con facilità le classifiche tutte per loro. Ed infatti Il singolo Wrong ci aveva fatto credere che la strada era la solita, un brano da classifica, da concerti in uno stadio con il pubblico che urla "WRONG!"; ma l'album è su tutta un' altra strada. In Chains apre l'album con suoni di vecchi sintetizzatori e moog (ah!) e poi Gahan comincia ad intessere le sue melodie...ecco risuonare una chitarra con un bell'effetto wah e già si cominciano ad apprezzare decisamente tutte le energie che escono dalle cuffie. Seguono Hole to Feed , Fragile Tension, Little Soul. Le composizioni sono tutte di alto livello e decisamente avvolgenti. Piene di incastri sonori, di rumori e suoni persi nell'infinito, di ritmi anche se sempre e comunque minimali. Come in Playing the Angel, anche in Sounds of The Universe David Gahan firma tre canzoni Hole to Feed, Miles Away, Come Back e sorprende la qualità dei brani e delle composizioni che si discostano un po' dalla linea conduttrice dell'album con cui comunque si integrano meravigliosamente. Piccola nota invece al brano Jezebel cantato da Martin Gore con un timbro vocale che dà brividi sulla schiena. Una voce calda con suoni e melodie così morbide malinconiche che lo rendono un gioiellino, una piccola chicca...non so nemmeno quante volte l'ho ascoltata. La mano di Martin Gore, comunque si fa sentire come sempre nelle sue alchimie di missaggio audio e assemblatore di suoni, riuscendo anche questa volta a dare un suono unico all'album mischiando rock ( ma quanta chitarra c'è in questo album?)ed elettronica, riuscendo a dare così un' impronta inconfondibile. Il suono è così raffinato, così complesso di piccoli preziosismi che si riescono a recepire solo dopo ripetuti ascolti. Una produzione che si fa apprezzare solo da impianti HiFi con una buona qualità sonora. Sounds of The Universe non è di certo un capolavoro ma è comunque un signor album di un gruppo che dopo tutti questi anni riesce ancora a produrre canzoni cosi buone, senza mai ripetersi clamorosamente, senza stravolgere il suono o le loro idee. Tre versioni nei negozi per questo album: il cd, il cd più un dvd con un documentario e la versione remixata 5+1 in dolby surround e DTS dell'album. In più per i collezionisti un cofanettone con il cd audio, il dvd e in più altri due cd con brani remixati. E come sempre , buon ascolto.

Claudio Lodi               (26.4.09)