Settimanale, anno 16 - n. 0
Sab, 20 Luglio 2024

Recensioni >> Ben Harper -White Lies for Dark Times

Le bugie bianche di Ben Harper e i suoi nuovi amici


 

-"Posso farti sentire un demo della mia band?"
 -"Si"
Da questo scambio di battute prende vita l'ultima svolta di Ben Harper che abbandona così la sua vecchia formazione, The Innocent Criminals, affascinato dal sound dei  Relentess 7, rinuncia così alle sonorità più funky per avvicinarsi al giovane e sconosciuto trio rock.  Quest'organica cooperazione ha dato alla luce un album energico e più dinamico rispetto alle ultime realizzazioni di Ben Harper. La creatività lo ha talmente trasportato che Harper era  disposto ad abbandonare  il suo nome e rimanere confinato in quest'isola a quattro lati. Ovviamente la casa discografica gli ha impedito di far uscire White Lies for Dark Times solo con il nome dei Relentess 7,  ma la band è già sul palco. Jason Mozersky alla chitarra è primitivo e la sezione ritmica (composta da Jesse Ingalls al basso e Jordan Richardson alla batteria) è feroce, sopra ad ogni cosa  la voce di Ben Harper alla corte del rock. Come abbiamo potuto vedere a Roma il 22 aprile, in occasione del concerto per l'Earth Day, dal vivo la band  sa affrontare con lo stesso piglio anche il repertorio più blues o folk-rock del loro leader. E sinceramente lo libera di qualsiasi orpello lasciando il nucleo della canzone più grezzo e violento (così come è avvenuto con Better Way ora più un brano alla White Stripes).
 Mi sia permessa una digressione: Invertiamo la prospettiva e immaginiamo solo come possono vivere quest'esperienza i tre ragazzi texani. Che culo quel trio!!!! E' un  altro sogno americano al quale credere, così come lo è stato quello del loro presidente.
Il singolo Shimmer & Shine con un intro di batteria e un  riff distorto  rivela subito l'anima e l'intenzione, pochi sanno andare avanti senza guardare dietro, Ben è uno di loro (gli ultimi U2 dovrebbero ascoltare questa opera e coglierne il suo significato ogni giorno fino al prossimo album). La band ha imparato la lezione anni 70 con Number Whit No Name, ma con Up To You Now ravvivano il panorama new rock che prima  brillava  del solo nome dei Kings Of Leon. Ben Harper non rinuncia alla steel guitar tantomeno alla lap steel, sarebbe stato sbagliato il contrario, così il sound caratteristico del chitarrista californiano con il brano  Keep It Together (So I Can Fall Apart) torna alle origini ma privo di fronzoli o richiami folk. Fly One Time, come fa intuire il titolo, piano decolla e una volta decollata vorresti che non finisse mai, è la classica canzone da concerto per lanciare virtuosismi e sonorità psichedeliche.
Le ballate credo che Ben Harper potrebbe scriverle per commissione, ed anche qui ne spuntano un paio verso la fine, The World Suicide  e Faithfull Remain, ma non sono queste a rimanere, sembrano scritte per lasciare un po' d'aria durante il tour. Che spero torni in questa terra dove le bugie invece sono rimaste nere.

Massimo Bomprezzi           (10.5.09)