Settimanale, anno 11 - n. 39
Ven, 26 Aprile 2019

Recensioni >> Soap & Skin - Live Tune For Vacuum

E' un film cupo quello che vedo, avanza lento negli angoli delle stanze in ombra di una casa abbandonata, una forte malinconia pervade l'aria, rumori lontani, urla, suoni lontani, minimali...e lentamente avanza...una marcia lenta e inarrestabile viene avanti, avanti. Questa voce melodica, malinconica ma anche spaventosa entra nella testa, si insinua. Più voci che cantano...Non è un sogno che ti fa svegliare agitato a notte fonda ma è il primo album di debutto di Soap & Skin ovvero la diciannovenne austriaca Anja Plaschg.
L'album si chiama Live Tune For Vacuum e senza alcun dubbio posso dire che è una delle produzioni più interessanti di questo anno, una vera sorpresa, un album che arriva come passa parola e ti incuriosisce. Una voce esile ma a volte cupa e profonda quasi sempre sdoppiata che si muove per tutte le composizioni di questo album dove non esiste una singola canzone lontanamente brutta. La voce si insinua e si fonde con le melodie e le armonie del pianoforte, dei suoni e dei rumori che escono dal suo Laptop poggiato sul pianoforte. Turbine Womb così morbida e triste con un ritmo lento ma deciso, Cry Wolf così minimale nei suoni da ricordare a volte le composizioni delle Cocorosie. Cintya , Fall Foliage dove il pianoforte e la sua voce si intrecciano in melodie sinuose a volte anche fastidiose ma accattivanti.
Mi rendo conto durante l'ascolto che si è come attratti da questa ragazzina che potrebbe far pensare ad una donna ferita dalla vita, ma invece ha solo 19 anni. Più si va avanti nell'ascolto e più si precipita con lei nel suo dolore, nella sua pazzia piccola rinchiusa in frasi appoggiate lì nei suoi testi: "I'm waiting for this test to end, for this test to end, HI, I'm losing myself in you, high, I'm losing" dice malinconicamente e stancamente durante il brano Cintya. "I fell in love with you but I know that's just a sky, I don't know where I go" lo sospira nel brano Mr Gaunt Pt 1000, il lamento di un amore sperato ma perso o forse mai esistito. Marche Funebre è forse il brano di punta dell'album, funebre come suggerisce il titolo, spettacolarmente arrangiato con una elettronica dura e malinconica e un andamento macabro pesante ma anche un brano che si fa ascoltare e riascoltare più volte, entra dentro e non ti lascia perché sa cullarti nella sua melanconia e tristezza.
The Sun ci riporta a quella intimità a quei suoni minimali ma immediatamente e inaspettatamente ecco che DDMMYYYY si allarga, si apre e la follia esplode in un turbinio di elettronica, rumori, pianoforte, voci lontane che turbano. E' un album cupo e scuro, a volte duro, schizofrenico: a volte melanconico e triste, a volte superbo e pretenzioso ma che sa catturare. Ti avvolge con il suo mantello nero, ti porta nel buio ma ti culla, ti spaventa e si confida. Anja Plaschg a solo 19 anni ha saputo mettere in musica i suoi fantasmi E le sue paure raccontandole in un album non di facile ascolto ma splendido nella sua complessità. La sua musica spesso porta visioni cinematografiche, scene dai film di Tim Burton o melodie uscite direttamente dalle mani del genio Danny Elfman. Compratelo, sedetevi in poltrona e fatevi raccontare da Anja e dalla sua musica le sue storie. Non ve ne pentirete.

Claudio Lodi