Settimanale, anno 10 - n. 20
Mar, 12 Dicembre 2017

La Soffitta >> Roberto Murolo

Gruppi, dischi, storie e personaggi che hanno fatto la storia della musica!

Roberto Murolo, il poeta della canzone napoletana    

La musica, come qualsiasi altra attività umana, può essere definita in tanti modi. Ma, come la maggior parte delle attività umane legate alla creatività ed all'arte, è senza dubbio un modo di comunicare, come lo sono le arti figurative, la scrittura, l'oratoria. Il canto è una particolare forma musicale, che utilizza come strumento quello che ciascun essere vivente porta sempre con sé, la sua voce. Nessuno strumento, aggiungiamo, riesce ad arrivare alle infinite possibilità espressive della voce umana. I cantanti lo sanno bene, ed utilizzano il loro talento nel modo che più si confà alle loro capacità. C'è chi sfodera un timbro potente e sonoro, con acuti pieni e forti, e chi invece non è dotato per natura di un timbro di voce potente, e preferisce conquistare l'ascoltatore con note sommesse che accarezzano l'orecchio anziché aggredirlo; non per questo tuttavia meno musicali e gradevoli.
Roberto Murolo era appunto un cantante che apparteneva a questa seconda categoria. Il suo timbro vocale, facendo un parallelo con un'orchestra sinfonica, era più vicino al clarino ed all'oboe, spesso protagonisti di momenti dolci e suggestivi,  piuttosto che alle trombe ed ai corni, protagonisti abituali dei momenti musicali più solenni.
Roberto Murolo era figlio d'arte: suo padre, Ernesto Murolo, era un poeta e paroliere, autore di alcune canzoni napoletane di successo (ricordiamo tra le tante "Pusilleco addiruso"), insieme a Libero Bovio, Salvatore Di Giacomo ed E.A.Mario. Ernesto ha vissuto nel periodo d'oro della canzone napoletana, quello che va dalla fine dell'Ottocento a metà del Novecento, ed è morto in miseria, come purtroppo capita talvolta ai geni.
Gli esordi di Roberto Murolo risalgono al lontanissimo 1933, anno in cui accompagnò con la chitarra un "fine dicitore" (era la qualifica che avevano allora i cantanti che in seguito si sarebbero chiamati "confidenziali") che rispondeva al nome, allora ancora poco conosciuto, di Vittorio De Sica. Ma un cantante con le sue qualità non poteva rimanere legato al ruolo di accompagnatore, e poco dopo, nel 1936, lo troviamo nel quartetto MIDA, da lui stesso fondato, un gruppo ispirato ai Mills Brothers americani (gli stessi che hanno ispirato la nascita del quartetto Cetra!). I quattro imitano nelle loro esecuzioni gli strumenti musicali, ed a Murolo, nonostante quello che abbiamo detto della sua voce, tocca allora il trombone! Il quartetto trascorre all'estero l'intero periodo della seconda guerra mondiale, dal 1938 al 1946, esibendosi in un repertorio tutto italiano in molte nazioni. Tornerà in Italia solo alla fine della guerra, e da quel momento inizia la carriera di Murolo come solista.
Il volume della sua voce non è quello dei grandi tenori come Caruso o De Muro Lomanto, e Murolo per farsi sentire negli ambienti di grandi dimensioni deve usare un microfono; ma lo fa in modo accorto, e la sua voce diffusa tramite gli altoparlanti seduce e conquista il pubblico. Una caratteristica importante del suo modo di cantare è la pronuncia chiara delle parole e, di conseguenza, l'importanza data al testo della canzone, oltre che alle note musicali. In un'intervista rilasciata negli anni 80, lo stesso Murolo afferma di privilegiare il testo di una canzone all'emissione della nota ed in qualche caso addirittura al ritmo, parafrasando senza saperlo quello che aveva detto in un'occasione analoga un grande cantante di fama mondiale come Frank Sinatra.
Il suo primo palcoscenico è il Club Tragara di Capri, ma contemporaneamente canta anche alla radio ed incide i suoi primi dischi a 78 giri con la Durium. Viene chiamato anche a recitare in alcuni film, come avviene sempre per i cantanti di successo. Spesso la sua partecipazione è puramente vocale, come interprete di canzoni. Ma ama cimentarsi anche nello scrivere canzoni, e nel 1951 pubblica come paroliere 'O ciucciariello, musicata da Nino Oliviero. Come tante canzoni napoletane, è la storia di un amore sfortunato, in cui il protagonista maschile sfoga il suo dispiacere con il suo asinello, che senza fretta sta tirando il carretto verso il paese in cui una volta abitava la sua amata, che ora non lo aspetta più. L'andamento ritmico di questa canzone è onomatopeico, e ci si può sentire la cadenza degli zoccoli dell'asinello che pian pianino tira il carretto verso il lontano paesello. Qualcosa di simile era avvenuto con "Scalinatella", di Cioffi-Bonagura, scritta pochi anni prima.
Una curiosità: il "ciucciariello" è anche il simbolo della squadra di calcio del Napoli, e fu creato in occasione di alcuni risultati negativi della squadra. Forse involontariamente, potrebbe esserci un riferimento all'amore perduto dei tifosi per la loro squadra? Non lo sappiamo né potremo mai saperlo, ma il fatto rimane a stuzzicare la nostra curiosità.
Nel 1954, una svolta improvvisa e drammatica per il cantante: viene accusato di molestie sessuali su un minorenne e processato. Alla fine, ne uscirà completamente assolto; ma l'episodio influisce pesantemente sulla sua partecipazione a spettacoli pubblici, in particolare alla nascente televisione. E' un'esperienza molto triste che è stata vissuta da molti grandi dello spettacolo ed anche dello sport (si pensi a Enzo Tortora, Roman Polansky recentemente, Marco Pantani, Diego Maradona), ed è una macchia che può alienare per sempre la simpatia del pubblico, molto sensibile alla morale dei suoi beniamini. Ma, sebbene Murolo sia stato praticamente eliminato dalla radio e dalla televisione, non ha perso invece la simpatia del pubblico, e continua un'intensa attività anche durante il suo periodo più triste. Nel 1959 una sua canzone, Sarrà chi sa, presentata da un altro cantante chitarrista, Fausto Cigliano, vince addirittura il festival della canzone napoletana.
Tra il 1959 ed il 1963, Murolo realizza, in collaborazione con il maestro Edoardo Caliendo, un'opera eccezionale: una grandiosa raccolta di ben dodici album nel quale interpreta un enorme numero di canzoni napoletane, e non solo attuali, ma addirittura dal 1200 in poi! Murolo cura anche la raccolta dei testi, realizzando un'opera di grandissimo valore storico ed artistico. Nella raccolta compaiono anche quelli che sono considerati gli antesignani della canzone napoletana , "I canti delle lavandaie del Vomero".
Ma Murolo, nonostante la sua età, non è uno che si àncora alle vecchie tradizioni: non esita ad unirsi in duetto con cantanti di stile molto diverso dal suo, come Fabrizio De André ed Amalia Rodriguez. E, naturalmente, è impossibile non citare un grande successo, la canzone Cu' mme, scritta da Enzo Gragnaniello, cantata in coppia con la grande e compianta Mia Martini. E' una canzone in cui la voce femminile si alterna a quella maschile, con un effetto sonoro straordinario e accattivante: la voce di Murolo intona una melodia pacata e dolce, alla quale Mia Martini risponde nel suo modo forte ed aggressivo, creando un contrasto intenso e di grande impatto emotivo.
Murolo ha continuato a cantare fino alla età di novant'anni, un primato difficilmente eguagliabile. Ha potuto farlo soprattutto per il suo modo di cantare, sommesso e senza sforzo, oltre naturalmente alla sua grande ed intramontabile musicalità. Ha inciso l' album  Na voce, ‘na chitarra (parafrasi della celebre canzone "'Na voce, ‘na chitarra e ‘o poco ‘e luna") a ben settantotto anni, e non contento ha ripetuto un'impresa simile due anni dopo con l'album dal titolo indicativo Ottanta voglia di cantare, in cui la parola Ottanta si riferisce sia alla sua età che al suo desiderio di cantare. Ma non basta ancora: nel 2002, esattamente a novanta anni, pubblica ancora un album con undici canzoni d'amore di musicisti napoletani, tra i quali spicca Gragnaniello, l'autore di "Cu ‘mme". In quello stesso anno riceve il meritato premio alla carriera nel corso del festival di Sanremo.
Murolo è scomparso nel marzo del 2003, a oltre novantuno anni. Pare che perfino sul letto di morte continuasse a cantare con un filo di voce "Malafemmena" del suo grande amico Totò. Come ricorda il suo grande amico e discepolo Renzo Arbore, che ha contribuito a riportarlo in televisione dopo anni di ostracismo, "la musica lo ha accompagnato fino alla fine. Le opere di Murolo rappresentano quanto di più importante sia stato fatto nella storia della canzone popolare italiana".

Giovanni Vitagliano       (4.10.09)