Settimanale, anno 11 - n. 17
Lun, 19 Novembre 2018

Sulla musica >> La musica nel cinema del dopoguerra italiano

Studi, tesi, riflessioni sulla musica

Capitolo 2.1 (parte 7) I musicisti cinematografici del dopoguerra: i "maggiori", fra tradizione ed innovazione 

Il testimone
('46) di Pietro Germi; musica di Enzo Masetti (terza parte)

Il mattino dopo il vecchio ritira la sua deposizione e dichiara non colpevole Pietro e il leit-motiv torna a ripresentarsi e a sottolineare il ghigno malvagio che si scorge sul viso dell'imputato. Quando Pietro esce finalmente dal carcere, la musica esplode in un gioioso valzer. La melodia è quella che abbiamo sentito nei titoli di testa, si tratta del tema dell'amore e della libertà, reso in 3/4 dagli archi e completamente epurato da quelle dissonanze originarie. E' come se l'imputato tornasse a vivere e ballasse un magnifico valzer con la vita stessa che torna nuovamente a sorridergli. Ma Pietro non si è dimenticato delle parole del suo amico Andrea e comincia a camminare lungo il fiume, fino a raggiungere l'osteria. Ora la musica si interrompe bruscamente e si ode la fisarmonica che esegue quella stessa canzonetta ascoltata in prigione, proveniente da un pergolato nell'osteria dove si trova un suonatore. Siamo ormai vicini al punto in cui incontrerà Linda. Ella sta scaricando carbone da un camioncino ed è tutta sporca. Pietro, però, se ne innamora subito e comincia a corteggiarla, nonostante la fredda ritrosia di lei, non certo abituata a questi vezzeggiativi, ma allo sfruttamento e alle botte del grossolano padrone dell'osteria per il quale lavora. Mentre si stanno la­vando, la musica della pellicola cede il passo alla melodia edulcorata che abbiamo sentito eseguire durante la scena della prigione, resa smielata dall'assolo di violino che sbatte, però, con la situazione d'amore sì, ma non certo da idillio wagneriano.  Durante la loro prima passeggiata, essi discorrono delle loro esistenze, dei loro problemi che sono poi quelli di quasi tutte le persone comuni negli anni del dopoguerra. Ad accompagnare questa triste conversazione c'è una musica da organetto da giostra, che può essere scorta giù dal pontile su cui camminano. La spensieratezza della melodia ilare è in contrappunto con la situazione dei due perso­naggi che, per motivi differenti, non riescono ad essere pienamente partecipi dell'amore cui stanno andando incontro.
La cosa interessante da notare è il continuo passare da musica proveniente dalla pellicola a quella d'accompagnamento esterno e viceversa. Lo sentiamo anche qui, poiché udiamo il manifestarsi di veloci terzine nel vibrato degli archi sovrapporsi alla precedente melodia, per giungere ad una nuova melodia e quindi ad una nuova scena, l'entrata della quale è preparata dalla musica. E giungiamo così ad una vera scena da idillio d'amore, dove abbiamo il tema melo­dico dell'amore eseguito prima dal clarinetto e poi dal già conosciuto assolo di violi­no, mentre i due, beatamente, fanno una passeggiata su una barca e alla fine si ba­ciano. Una tale melodia li accompagna poi in seguito per tutte le scene seguenti; Linda, dopo aver abbandonato per sempre il lavoro nell'osteria incalzata da Pietro, lo segue nella sua casa. Qui decidono di sposarsi e vivere insieme in un altro paese. Quando vanno dall'Anagrafe per alcuni documenti necessari per sposarsi, gli viene detto che ci vogliono venti giorni. Pietro è notevolmente irritato, ha fretta e gli viene detto di rivolgersi al ragioniere, al n.20. Pietro e Linda si alzano e lentamente si avvicinano allo sportello, dove si vede un uomo di spalle. A svelarci la sua identità è qui proprio la musica, quel leit-motiv appartenente al vecchio testimone. Come nell'aula del tribunale, abbiamo il crescendo del vibrato degli archi e, non appena il vecchio testimone si volta, ecco squillare il breve motivo del tema conduttore. La sorpresa è grande e sottolineata notevolmente dalla musica, il volto di Pietro si adombra a significare l'inizio di un incubo. Da ora in poi, comincerà l'ossessionante ritorno del vecchio e del suo leit-motiv che non daranno pace a Pietro, la coscienza gli rimorde e la presenza del testimone, vero arbitro della sua vita, lo insegue dovunque, fino ad indurlo a maturare l'idea di ucciderlo. Ma il vecchio muore prima che lui possa mettere in atto l'insano gesto. Linda non sa nulla di quanto successo fra i due e non capisce perché Pietro sia così scontroso con un buon vecchio che vuole anche aiutarli.  Un giorno arriva una lettera dal tribunale che chiede a Pietro di presentarsi. Egli allora ha paura che sia stato riaperto il processo e che abbiano scoperto tutto. Si reca al Palazzo di Giustizia, deve andare al terzo piano, dove si trova la sezione terza: nel salire le scale il tema della libertà, questa volta in minore, si presenta con un ritmo puntato e ogni volta che Pietro giunge ad una nuova rampa di scale abbiamo un guizzo del flauto. La musica si interrompe quando apre la porta dell'ufficio, nel quale il ticchettare delle macchine da scrivere riempiono l'aria come di un assordante rumore di uno sciame di insetti. Non appena Pietro sa di essere stato convocato lì per il documento che attesta la sua innocenza, egli, rincuorato, se ne va. Allora la stessa melodia riappare ma totalmente cambiata. La tonalità è quella maggiore, viene arrangiata in maniera differente, cambia inoltre nel colore, nelle dinamiche, nella ritmica, gli strumenti si alternano nell'eseguire il tema melodico, non abbiamo più l'unisono degli archi. La cosa importante da sottolineare qui è quell'usare nella figurazione musicale anche elementi disparati come il rumore e in questo caso abbiamo, nella pausa fra l'entrata e l'uscita dall'ufficio, il ticchettare delle macchine da scrivere che si fonde perfettamente e realisticamente con le immagini, denotando una funzione della musica da film in senso del tutto moderno.

Gianluca Nicastro    (9.11.09)

Segue nel prossimo numero!
Tratto dalla Tesi di Gianluca Nicastro La musica nel cinema del
dopoguerra italiano