Settimanale, anno 11 - n. 20
Gio, 13 Dicembre 2018

Recensioni >> Suz - Shape of Fear and Braver

Shape Of Fear And Braver  è l'album d'esordio di Suz (ovvero Susanna La Polla) che, dopo gli anni passati in redazione al Tribe di Milano, decide di fare di Bologna il suo campo di militanza nell'underground musicale indipendente. Ricco di risonanze trip-hop, dubstep e drum'n'bass, l'album si presenta con The Gathering accenno quasi sbarazzino allo stile miratamente scelto da perseguire per tutto l'album: la calda voce di Susanna (molto spesso doppia), la forte presenza di una parte elettronica e il basso costante e rotondo riempie le atmosfere scure che si vengono a creare dall'incontro di tutti questi elementi. "La forma della paura e del coraggio" si appalesa dunque nell'inconfondibile intro dei synth di Fear che raggiunge la sua massima espressione nel solo di arpa elettronica (altro elemento caratteristico di questo album). In alcuni arpeggi risuonano per certi aspetti i Muse di ‘Showbiz' e ‘Absolution', ma sentiamo inoltre echi anni '90, grazie probabilmente alla voluta scelta di suoni elettronici particolari curati dalla mano sapiente di varie collaborazioni illustri di cui Susanna si avvale per la produzione stessa dell'album: una lunga lista di nomi a partire da Reverendo M (producer elettronico),  Duccio Lombardi (electric harp), Alessio Manna (bassista dei Casino Royale), Ezra (synth, xylophone, vibes, già dj e produttore nell'ambito dei Casino Royale), Paolo Spaccamonti (guitar), Ale Soresini (drums), Davide Compagnoni (drums), e non ultimi Marco Alonzo (drums), Bruno Briscik (electric cello) e Cecio (sax).
Little by little è il primo brano del disco segnato da atmosfere meno cupe e più solari, seguito dalla leggera intro con arpa elettronica di Countdown a risolversi nel veloce insorgere di una batteria molto ritmata che trascina con se voce, poi sax, basso, synth e infine anche l'arpa e le percussioni. Ci si avvia verso la conclusione con Hell is abscence, soltanto voce e il suono particolare del Fender Rhodes, niente batterie elettroniche, a coinvolgerci sono soltanto la melodia vocale di Susanna (questa volta non doppia) e l'armonia ritmata ed avvolgente di Ezra. Ma il saluto ultimo tocca a Release: torna la batteria elettronica e il pezzo si apre con una melodia orientale del violoncello elettronico coadiuvato dalla chitarra elettrica e dall'arpa: "We do perceive, perceive each other's fear and you release release the ghost" conclude Suz. La grafica cupa e scura, ricca di oggetti ed esseri solo per metà proveniente dalla realtà (per il resto vengono elaborati dal sogno, e perché no, dalla paura) si sposa perfettamente con lo spirito dell'intero disco che viaggia tra le atmosfere galattiche dell'elettronica e gli immensi abissi dei bassi risuonanti in tutti gli strumenti (compresa la voce) che ci portano nei meandri dell'immaginazione.

Mina Chiarelli     (13.12.09)