Settimanale, anno 12 - n. 8
Mar, 17 Settembre 2019

Recensioni >> Muse - The Resistance

Diciamolo subito adoro The Resistance (2009) l'ultima fatica in studio dei Muse. L'album riprende il discorso intrapreso dai due precedenti lavori "Absolution" (2003) e "Black Holes and Revelation" (2006), portandolo con una ricchezza di orchestrazione sonora, una cura per i dettagli quasi maniacale, ad un livello di maturazione artistica molto elevato.
Già con i primi tre brani del disco Uprising, The Resistance, Undisclosed Desires ci facciamo un'idea di come tutto il disco suonerà, con le chitarre di Bellamy tirate leggermente indietro per dare spazio allo straripante basso del bravissimo Christopher Wolstenholme, alle orchestrazioni di archi e ad un sempre più originale uso dell'elettronica. Lo stile inconfondibile dei Muse traspare anche nei successivi tre brani United States of Eurasia, Guiding Light, Unnatural Selection. Proprio United States of Eurasia riprende da un punto di vista delle liriche temi che da sempre sono trattati da Mattew Bellamy autore della maggior parte dei testi, ossia la guerra, le cospirazioni politiche, l'unità spirituale che accomuna tutti i popoli. Da un punto di vista musicale il brano si apre con un intro di piano e una voce con toni almeno nella sua parte iniziale su un registro molto più basso, rispetto al solito, fino ad arrivare al chorus in cui canta "....Why split these states when there can be only one", dove i cori, le chitarre e tutta l'orchestrazione quasi operistica risentono fortemente  dei primi Queen.
I Muse in questo nuovo capitolo della loro carriera artistica hanno deciso di fare le cose in grande stile facendosi supportare da un'intera orchestra l'Edodea Ensemble, guidata dal primo violino di Eduardo De Angelis e condotta da Audrey Riley. Le sessioni di registrazione con la band, i video del making of, sono visibili tuttora sul sito dell'orchestra. (www.myspace.com/edodea)
Guiding Light è la "Invincible" di The Resistance, forse il brano che meno mi piace dell'album e che mi scopro tuttavia a canticchiare continuamente.
Il riff di chitarra di Unnatural Selection è un esempio di quello che i Muse riescono a fare meglio: un incontro fra System of a Down ed i Depeche Mode, il mio preferito dell'intero disco, con una spettacolare sezione ritmica!Arriviamo così a Mk Ultra un brano che mi rimanda con le sue chitarre e tastiere ad unisono ad un rock progressive velato di echi anni '80.
I Belong to you/mon coeur s'ouvre à ta voix è un brano che solo i Muse avrebbero potuto fare c'è tutta la loro voglia di sperimentare, tutte le loro influenze artistiche, tutta la loro indiscussa capacità tecnica ed il loro talento. Certo le strizzate d'occhio non mancano, Jeff Buckley su tutti, ma poggiarsi sulla buona musica è un merito di questi tempi, non un difetto.
Per finire veniamo Exogenesis: Symphony, pt 1,2,3: Overture, Cross Pollination, Redemption. Questo fa parte di quei brani che meritano solo di essere ascoltati per non banalizzarlo. Composizione di stampo operistico in tre parti con l'orchestra a supportare ed a nobilitare tutta la composizione. Un mini concept in 3 parti della durata di tredici minuti complessivi in cui Mattew Bellamy mette tutto se stesso come musicista e come cantante. Epico!
Che aggiungere...è un album ottimo che porta i Muse di diritto verso l'Olimpo dei grandi del rock Britannico.
Il loro tour mondiale si concluderà trionfalmente l'undici settembre 2010, dopo più di un anno e mezzo in giro per il mondo, nello spettacolare catino che è il Wembley Stadium di Londra.

Antonio Bonansingo    (3.1.'10)