Settimanale, anno 11 - n. 51
Ven, 19 Luglio 2019

A propos de >> Devendra Banhart - Auditorium di Roma

Musica a 360 giri

Devendra Banhart in concerto.
 
Roma e L'Auditorium Parco della Musica sono vestiti di luci per accogliere calorosamente l'arrivo del Natale '09, le giostre, le vetrine. C'è grande movimento di ragazzi e persone di tutte le età e l'aria è frizzante, elettrica. La sala Petrassi organizzata su due livelli in pochissimo tempo si riempie e non mancano volti noti del panorama rock italiano che cercano di sbirciare tra strumenti e pedali appoggiati sul palco. Sulle aste da microfono sono appese delle simpatiche bambole con visi buffi che dànno l'aria della festa. Devendra Banhart sbuca da dietro il sipario scortato dai suoi musicisti, i suoi "fratelli" artistici che lo accompagnano da qualche tempo.
Giusto il tempo di un saluto sussurrato e la chitarra di
Rodrigo Amarante batte il tempo di Long haired child, l'aria prende subito la giusta temperatura, la voce di Banhart scandisce ogni singola parola con bocca, mani, piedi, con il vibrato della sua voce sembra animare le bambole come in una danza voodoo. E finalmente arriva il momento del primo applauso, quasi liberatorio, soprattutto per il pubblico, ma il buon Devendra sa governare alla perfezione l'animo di chi lo ascolta, tanto che dopo aver accorciato le distanze con una serie di dolcezze, tipo siete fantastici..., parte il riff di Shabop Shalom e con poche e dolci parole d'amore ci si apre il cuore. Sulle note di questa stupenda ballata anni 50, gioca con parole, accenna un'irresistibile rap, e forse per il suo look da capellone misto al suo spirito giocoso sembra ricordare qualcosa del buon vecchio Zappa.
Il ragazzo è nato in Texas, cresciuto in Venezuela e vive tra New York e la California. Tutto questo girare viene ripresentato nelle sue canzoni, sul palco, riesce a miscelare con naturalezza suoni, atmosfere, ritmi, tutto è molto fresco e mai noioso, al set elettrico iniziale segue il momento più toccante della serata. Voce e chitarra regala pillole di ottimo folk, con una cover ricorda lo scomparso
Jonny Thunder, e accenna Simon & Garfunkel. Al piano suona I remember, lenta, sussurrata, le parole sono sufficienti a riempire di tenerezza l'ampia sala e il suono dei tasti del piano fermano il respiro dei tanti presenti. Rientra la banda e torna a primeggiare l'elettricità del soul danzante e scatenato, sulle note di Lover avviene il miracolo, dai comodi sedili si alzano prima pochi ragazzi dai piedi irrequieti e a seguire tutti i presenti della galleria invadono la base del palco per scatenarsi nei balli! Carmensita è intensa, cantata e ballata generosamente da Banhart, le chitarre suonate e tirate fino all'ultimo respiro. Dopo due bis e più di due ore di ottima musica è arrivato il momento dei saluti.
Non si può nascodere che la serata veniva presentata come un happening di grande spessore artistico, quasi a rivivere quelle emozioni vissute nel finire dei '60 quando i mostri sacri del rock si esibivano nel nostro Paese. Bersaglio mancato! Che dire, solite mosse commerciali o semplice errore di calcolo. Il concerto è stato molto bello ma i tempi nei quali ci troviamo a vivere sono evidentemente diversi, come anche gli artisti, e sarebbe più costruttivo che gli analisti musicali utilizzassero il loro tempo a parlare di adesso e non di allora. Devendra Banhart  incarna un ispiratissimo demone rock contemporaneo, ama miscelare più stili e generi presenti sulla nostra terra, riuscendo sempre a regalare emozioni vere! 

Claudio Donatelli    (3.01.10)