Settimanale, anno 11 - n. 51
Ven, 19 Luglio 2019

Recensioni >> Norah Jones - The Fall

Norah Jones ha cambiato stile, immagine, produttore, etichetta e pure ragazzo facendo suo il famoso verso del Gattopardo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa che recita: "Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi"!
 Ce ne accorgiamo fin da subito con la copertina di The Fall (2009), ha infilato le dita nella presa della corrente elettrica, che oltre ad arricciarle i capelli, ha dato vigore ad una onnipresente chitarra, molto più sporca e rugosa, con lunghi riverberi, tutto dal sapore molto vintage  e molto, se dobbiamo essere sinceri, Tom Waits. Non ci sono più le ballate al piano che l'avevano resa famosa e ricca con all'attivo 36 milioni di dischi venduti in tutto il mondo in soli tre album. Spesso i suoi detrattori l'hanno accusata di essere soporifera, appellandola col nickname di Snora (to snore = russare), beh adesso sono stati ripagati!Grazie all'aiuto di valenti collaboratori quali Jacquire King (che aveva già lavorato con Modest Mouse, Kings of Leon and Tom Waits), Jesse Harris, Ryan Adams and Will Sheff, oltre ai famosi musicisti Joey Waronker, Marc Ribot, in ordine batterista e chitarrista, la  stessa Jones stavolta mette mano in tutti i brani, suonando tante chitarre elettriche oltre ai soliti piano e tastiere.
"Ho pensato che su questo disco avrei avuto l'opportunità di suonare diversamente, di provare un nuovo sound e farlo con gente nuova, ho voluto un suono più crudo e tagliente", afferma Norah. Ma è veramente tutto così diverso? O c'è dietro qualcosa di furbetto e un po' troppo studiato, dalla casa discografica soprattutto, per darci "l'abbocco"?
Io quando metto il cd nel lettore mi accorgo che la sua voce è sempre molto calda e vellutata fin dall'apertura con Chasing Pirates, primo singolo e video. Poi passo alla traccia due e alla tre rispettivamente, Even Though e Light as a Feather, dove è vero ci sono tante chitarre distorte, tanti delays, su batterie mid-time, molto tirate indietro, dove si ha la sensazione della svogliatezza, tutto rimane sempre molto molto lounge - sound anche con qualche innovativa dissonanza.
Stesso discorso per Young Blood, I Wouldn't Need You, Waiting. It's Gonna Be è una storia diversa. Tutto si asciuga diventa più diretto e potente. Ottimo l'intro, quasi un accenno elettronico, con l'hammond ed il basso in primo piano. Tutto a metà fra innovazione, campionamenti, e rimandi anni '70. Inoltre molto tagliente il testo, critica spietata al mondo della tv, dei reality show.
Il resto del disco scorre caldo e piacevole fino alla fine senza particolari emozioni o momenti gloriosi e colossali, tutto molto sommesso ed elegante, molto ascoltabile, insomma molto Norah Jones.
Ci lascia sempre con la voglia di riascoltarlo, magari mentre si è in auto per un viaggio o magari come sottofondo mentre stiamo leggendo un libro, ci rilassa dopo una giornata negli ingorghi umani delle nostre megalopoli e ci dà quella sensazione di meritata serenità e calore. Come un sonnecchiante fuoco, che ogni tanto crepita e scoppietta, ma che ci riscalda ed intorpidisce. Molto piacevole, un piccolo regalo che ci facciamo per indulgere in momenti di distensione, di relax dopo lo stress della giornata.
The Fall alla fine è un buon album. Dopo 4 anni, una lunga relazione finita in lacrime e vari ruoli come attrice,  su cui è meglio sorvolare, Norah Jones, che partiva con l'idea di rinnovarsi, è finita solo col ritrovarsi. Che poi non è da sottovalutare, ma da apprezzare proprio perché a noi piaceva essere cullati dalla sua voce calda e melodica su ballate incantevoli e sognanti, con qualche sbadiglio magari, ma sempre rapiti dalle sue melodie a metà fra jazz e blues, fra passato e futuro.

Antonio Bonansingo      (7.2.10)