Settimanale, anno 11 - n. 51
Ven, 19 Luglio 2019

Recensioni >> Bon Jovi - The Circle

Primo ascolto, primo brano, primo singolo.
We Weren't Born To Follow il più classico degli inni da stadio made Bon Jovi. Questa canzone va di diritto ad aggiungersi alla top ten delle canzoni della band grazie ad un ritornello che fa subito presa insieme ad un ritornello che invita alla speranza, alla rivincita. Una strofa supportata da un ritmo spezzato che ci ricorda proprio il corso della vita che a volte si trascina a strappi, proprio come il ritmo della batteria. Dopo un bridge non originalissimo "Yeah yeah yeah" si parte per il ritornello: "We weren't born to follow....life is a bitter pill to swallow ......you gotta hold on for what you believe... believe the sun will shine tomorrow" Devo dire che me lo aspettavo: musica, testo, break, arrangiamenti, tutto ma proprio tutto molto prevedibile.
Tutto un pochino furbo e studiato ma avete qui la nuova
It's My Life non lamentatevi. Detto ciò, se non ci fosse stata una canzone così su un album dei Bon Jovi sarebbe mancata a tutti, come manca un caro amico dopo un po' che non lo si sente.
Tutt'altra storia per
When We Were Beautiful. Arpeggio di chitarra semi minimalista con la voce di John che in maniera calda e soffusa farà impazzire il sempre più nutrito numero di fans. Un brano che cresce man mano e che ci propone la prima novità del disco ossia un Richie Sambora che con inglesissimi ottavi fa da contraltare al ritmo tutto sui tom jungle tribale di Tico fino ai cori da stadio "sha lala" che immaginiamo cantati da 100.000 fans in delirio quest'estate a Wembley.
Quando parte il terzo brano sono totalmente preso in contropiede: ma questo giro di basso non l'ho già sentito?! Ma si è
Livin' On A Prayer o no no è You Give A Love A Bad Name. No! Non è nessuna delle due è semplicemente Work For The Working Man. Bel ritornello ragazzi. Ma l'intro mi sa troppo di marketing e troppo poco di ispirazione! I successivi quattro brani sono un microcosmo nel disco e nella carriera recente della band, sono il riassunto dei Bon Jovi anni 2000. Da una ballad  rock country Superman Tonight tipo Lost Higways alle chitarre potenti e cattive stile Bounce di Bullet, alla veloce e catchy  Thorn Tonight, alla buona ballata con tanto di violini, cori e chitarrone acustica di Live Before You Die in cui il buon Giovanni Bongiovanni invita il suo vecchio papà a godersi la vita prima di morire (?), proponendoci un testo molto intimista e personale, molto poetico.
Il resto dei brani devo dire che scorre via senza particolari da sottolineare. Riempitivi...purtroppo.....ma dopo circa 15 dischi!
Questo è un disco molto particolare. Innanzitutto perchè il suo precedessore era un disco country
Lost Highways in cui il gruppo dava risalto ad un lato particolare della loro musica, tenendo da parte quel rock  da stadio e diciamolo commerciale che tanto li ha resi famosi. Hanno quindi voluto qui ribadire tutto quello che hanno creato in questi tre decenni, riproponendo completamente ogni sfaccettatura musicale e artistica sin qui affrontata.
Con
The Circle venderanno come fanno da trent'anni a questa parte perchè, anche se c'è più di qualche riempitivo, ci sono anche tutti quegli elementi che negli anni hanno portato il marchio Bon Jovi in cima alle classifiche di mezzo mondo, a tour mondiali infiniti con sold out praticamente ovunque e a vendere oltre 150 milioni di copie.

Antonio Bonansingo   (da Londra, 30.5.10)