Settimanale, anno 11 - n. 39
Ven, 26 Aprile 2019

Recensioni >> Robert Plant - Band of Joy

Non chiedete più a Robert Plant se i Led Zeppelin torneranno a suonare, vi risponderà che non vuole fare il vecchio che tenta di darsi un decoro con cose passate.
Non chiedete più a Robert Plant se i Led Zeppelin torneranno a suonare insieme, perché vi risponderà che potrebbero pensarci seriamente. Ma tra queste risposte divertenti, dove prende un po' in giro i giornalisti vogliosi di domande ripetitive e sempre le stesse, il nostro caro angelo biondo sforna, crea, ci fa ascoltare ad ogni sua uscita discografica dei piccoli capolavori. 
Fondamentalmente ha capito che la sua voce non è più la voce che ha detto al mondo che il rock si cantava così, ma l'ha adattata e resa più calda, più duttile. Niente più strilletti isterici e gesti sensuali, ma una voce profonda e splendida. 
Nel 2007 insieme alla cantante country Alison Krauss pubblica l'album
Raising Sands, una svolta che porta Robert nel campo della musica country, iniziando un viaggio nelle varie sfumature di un'America dalle mille sonorità rurali.  
La ricerca continua ora con l'album
Band of Joy, che riprende il nome della sua prima band avuta da giovane.
Prodotto dallo stesso Plant e da Buddy Miller (potenza della musica bluegrass)  si inoltrano insieme in un viaggio dove visitano un arco di tempo musicale molto vasto, dalle vecchissime
Cindy I'll Marry you Someday e Even This Shall Pass Away, una poesia della metà dell'800, fino al presente con due brani dei Low Silver Raider e Monkey. Passando per House of Cards di Richard Thompson e ad una splendida Harm's Swift Away di Townes Van Zandt.
Ogni brano dell'album è un piccolo viaggio, una piccola visione.
Band of Joy è decisamente un album che rende omaggio a quel suono che è stato anche il grande ispiratore della musica dei Led Zeppelin, ma è anche un album dalle sonorità nitide e moderne che questa nuova tendenza del new folk ci sta proponendo.
E lasciatemi dire che forse, con la maturità e la crescita dei musicisti, i Led  Zeppelin nel 2010 avrebbero avuto queste sonorità.  
Giorni fa infatti discutendo con un mio amico riguardo questo album gli dicevo: "Ma perché non si decidono a tornare insieme e far vedere di cosa sono ancora fatti i Led Zeppelin?" ma poi ora mi viene da dire: "Daniele va bene, avevi ragione", non c'è bisogno che tornino se Robert è capace di darci ancora gioielli così.
Robert Plant è stato tra i più grandi cantanti del ‘900, ha influenzato generazioni e generazioni di cantanti, ora può permettersi di fare quello che vuole della sua voce, e grazie a Dio fa cose eccelse.   
 
 Claudio Lodi     (3.10.10)