Settimanale, anno 10 - n. 12
Mar, 17 Ottobre 2017

Soundcheck >> Mano Vega - Nel Mezzo

Ti piace fare musica? Faccela ascoltare!!!

Valerio D'anna, Giovanni Macioce, Lorenzo Mantova e Andrea Scala, sono stati per me una vera e grossa sorpresa e rivelazione. Da tempo non sentivo giovani musicisti italiani suonare così.
Ma comincerò a parlarvi di questo album leggermente prima dell'inserimento nel mio lettore cd di Nel Mezzo. Mi erano già arrivate voci da amici su questa band e mi dicevano di ascoltarli perché sono molto bravi a suonare un progressive rock molto particolare.
Incuriosito quindi comincio l'ascolto e ... sorpresa !!
Ondanomala il brano che dà l'inizio all'album è come uno schiaffo in faccia, con la voce di Valerio che graffia e lascia sangue, con gli strumenti che ti circondano e ti portano dentro un suono scuro, cupo ma violento.
I Mano Vega sono una band che paga un grande grande tributo a forse due dei più grandi gruppi che gli anni novanta hanno creato, i Nine Inch Nails ed i Tool, ma dentro al loro modo di comporre ci sono anche echi dei King Crimson, e di una scena elettronica psichedelica che a fine anni 60 imperversava in Germania.
Sei anni per completare un album sicuramente complesso e difficile da assimilare per chi non è già dentro queste sonorità. Ma la bellezza dell'ascolto di un album generalmente sta proprio nell'assimilazione, nella scoperta di sonorità ed emozioni. Emozioni che nelle composizioni e nei testi della band fluiscono grandi e piene di energie.
Nel Mezzo, Sfere e Sinestesia sono forse il momento più alto di tutto l'album. Controtempi, chitarre che intrecciano in ritmi composti.
L'intero album è una cavalcata psichedelica con momenti furenti e violenti che incrociano galassie rarefatte di raffinata melodia:
Dal Rosso Al Blu è l'esempio perfetto di questa unione. Nel suo evolvere riesce a dare l'idea di uno spazio che cresce intorno a noi quasi a diventare un infinito finito.
Non è sicuramente un album facile da assimilare e nemmeno da ascoltare come sottofondo. Va ascoltato ripetutamente non solo perché c'è della stupenda passione nello scoprire i passaggi musicali, le note i controtempi, ma anche perché riusciamo a far entrare dentro di noi queste melodie ed energie che pervadono l'album.
I Mano Vega sono figli di tutto quel periodo rock degli anni 70, e come i bravi figli che studiano, hanno saputo farlo loro culturalmente, sono riusciti ad unirlo a quel rock indipendente, alternativo o come vi piace chiamarlo, che negli anni 90 ha saputo rivitalizzare quella fiamma che brucia dentro di noi che è fatta di grandi musiche e melodie eterne che anche riascoltate tra dieci anni sanno darci le stesse emozioni.
Non sono una band che si chiude dentro un suono locale, riconoscibile in una zona geografica. Ma sanno essere internazionali e non sfigurano davanti a nessun grande della scena rock. Li vedrei benissimo in un festival con i Nine Inch Nails, Marilyn Manson oppure con i Transatlantic o gli Yes.
Bravi ragazzi bravi, mi avete emozionato con questo album e spero che il prossimo sia più geniale di questo. 

Claudio Lodi    (21.11.10)