Settimanale, anno 11 - n. 17
Lun, 19 Novembre 2018

Recensioni >> Minimono - RunAway

Il progetto Minimono nasce a Firenze alla fine degli anni '90 con il grande desiderio di allargare il più possibile gli orizzonti espressivi della musica elettronica. In quegli anni il dj Fabio Della Torre cerca di contaminare il più possibile la sua musica con l'arte visiva, la graphic design e performance teatrali. Nel 2002 incontra il batterista e produttore Ennio Colaci, e da allora Minimono diventa un progetto musicale esclusivo e appassionato.
Il nome nasce da una favola cyberpunk di John Shirley e rappresenta una metafora dove la musica viene utilizzata come veicolo di progresso, mutazione, innovazione creativa.
Il loro intento è quello di fondere le loro esperienze musicali in una fresca produzione techno minimal con elementi più sperimentali, mantenendo un tocco molto gradevole funky house con particolare attenzione alla melodia. Il loro rapporto creativo viene valorizzato dalla Bosconi Records, importante etichetta attenta all'esplorazione di tutte le possibili diramazioni della dance elettronica.
A gennaio esce il loro primo lavoro sulla lunga distanza, il nome è Runaway e la copertina è tutta da vedere, ritrae una scultura realizzata originalmente dall'artista visivo Sandro Mele e oggi collocata a Buenos Aires
Il soul e il funky sono la benzina che alimenta il fuoco di My Sun, brano di apertura, loop cantato e crescendo ritmico che catapultano l'ascoltatore direttamente nelle strade di una qualsiasi metropoli multicolore.
L'idea di una città funzionante, ecologica e connessa con il mondo ispira i ritmi e il groove di New City. Le radici blues del duo sono sempre dietro l'angolo dello spartito ed escono fuori prepotentemente nella sensuale ballata Weeds, la melodia e il calore della chitarra accompagnano intrusi rumorosi e nonsense che rinforzano il ritmo del brano.
Il brano che accende la dance floor è Runaway, canzone che dà il nome al disco e che scatena le danze tra melodie luminose e loop divertiti.
Tredici tracce in tutto, che attraversano il mondo della dance senza mai cadere nel banale, per un album ricco ed eterogeneo da ballare e da ascoltare. Il risultato è un gradevolissimo disco che probabilmente non suona rivoluzionario ma che riesce a scaldare in modo intelligente i freddi cuori di un inverno poco divertente. 


Claudio Donatelli     (19.12.10)