Settimanale, anno 10 - n. 3
Sab, 19 Agosto 2017

Soundcheck >> Quintessenza

Ti piace fare musica? Faccela ascoltare!!!

Un album complesso per un panorama musicale dove regna ormai il successo mensile dato da programmi come XFactor o altri Reality che devastano il nostro panorama musicale.
Molto probabilmente non ne sentirete parlare nei grandi network radiofonici ma ne sentirete parlare negli ambienti giusti, quelli dove la musica che si fa con il cuore, con la testa, con le mani e dove si suda, viene presa in considerazione ed ascoltata.
Questi cinque ragazzi di Pisa oramai al loro terzo album fanno il loro passo più grande, quello dei più pericolosi, ovvero un concept album intitolato I Giardini di Babilonia
Scritto dal cantante dei Quintessenza, Diego Ribechini, la storia ci porta nel "racconto della caduta e dell'ascesa di un uomo qualunque che viene trasportato dalla propria anima in un mondo immaginario (Babilonia), dove un guardiano lo attende per iniziarlo al viaggio che deve intraprendere. Il protagonista farà così un percorso all'interno dei Giardini di Babilonia che lo condurrà a scavare nel fondo del suo io più intimo, che lo aiuterà a liberarsi definitivamente delle proprie paure e che gli permetterà di ascendere ad una vita nuova."
Nella loro carriera i Quintessenza sono passati da cover band dei Pearl Jam e Nirvana a una band capace di riprendersi le radici dei nostri vecchi gruppi anni '70 considerati tuttora i migliori gruppi rock mondiali. Il gruppo mescola le sonorità di band come i Dream Theater o i Fates Warning con quella nostra eredità di bands come la Premiata Forneria Marconi, Banco del Mutuo Soccorso.
Durante i 61 minuti della durata dell'album la band riesce meravigliosamente a dimostrare la loro bravura di musicisti riuscendo nella conquista della loro sfida più dura, il rendere questo album non monotono ma ascoltabile riuscendoti a guidare fino alla fine della storia. Storia da seguire con il libretto in mano seduti sulla nostra poltrona gustandoci i testi, le melodie della voce di Diego ma anche, e specialmente, la stupenda voce di Elena Alice Fossi che interpreta "l'anima" che fa da guida al nostro personaggio nel viaggio nei giardini di Babilonia.
Potrei solo dire a Diego e alla band di non cercare per forza l'urlo, il falsetto o il growl, specialmente nelle prime parti della composizione, in quanto distoglie da quelle melodie che hanno creato e che rendono canzoni come
Un Volo d'Argento o Riflesso dei piccoli gioielli.
La teatralità della scelta dei personaggi e il cantato mettono l'album in una posizione non catalogabile nel metal progressive o metal sinfonico, ecco perché a volte questo acuto risulta fuori luogo. Ma a parte questa critica personale trovo l'album veramente ben fatto, ben suonato con belle melodie.
Forse la lunga gestione di questo album, quasi 10 anni, ha pesato nella costruzione e nella freschezza dei brani, infatti credo che ripetuti ascolti servano ad entrare in sintonia con la complessità delle costruzioni melodiche. Ma la cosa che mi piace di più, che apprezzo e che applaudo fortemente è stata la scelta della sfida, tornare al concept, tornare a sonorità raffinate, a volte pesanti, a volte leggere ma amalgamate con grande maestria e sapienza.
Un continuare la nostra storia musicale volgendo lo sguardo al presente con quel metal progressive influenzato da quaranta anni di Progressive Rock.
Sicuramente un ascolto da fare ripetutamente e una band da supportare in pieno per la sua bravura. 

Claudio Lodi    (19.12.10)