Settimanale, anno 10 - n. 4
Dom, 20 Agosto 2017

Recensioni >> Kinzli & The Kilowatts

Kinzli & the Kilowatts - Down Up Down  

 

La giovane Kinzli è una songwriter dalla storia molto particolare ed affascinante. Il disco che ha appena pubblicato, Down Up Down arriva dopo il debutto datato 2007 molto apprezzato. Oggi vive a Londra dove dichiara di voler rimanere, nata nella Corea del Sud, dopo aver passato una prima infanzia molto difficile, in seguito è stata adottata da una famiglia del Colorado.
Kinzli ha una forte immaginazione con la quale riesce a scrivere e arrangiare le sue canzoni, come fossero sogni ad occhi aperti. L'album Down up down viene completamente realizzato nella suo soggiorno, quando ancora Kinzli dava ripetizioni di matematica e fisica per sbarcare il lunaio. Le tracce vengono successivamente consegnate alle preziose mani di Gigi Piscitelli, incaricato di ripulire i pezzi dai rumori stradali e assemblare tutti gli strumenti. L'album è un mix di più culture musicali, l'immaterialità dell'immaginario musicale catturato per pochi minuti sul lettore dell'ascoltatore, la forza del passato che spinge verso il futuro.
Don't Shoot apre il disco raccontando della violenza dei ragazzi che vivono sui gradini del portone dell'appartamento di Kinzli. E proprio i bambini e i loro diritti sono uno dei temi più cari all'artista.
Altro argomento caldo per Kinzli è la libertà e in We Walk For Peace usa la musica folk pop per invitare il popolo di Burma a seguire i suoi leader spirituali e marciare per l'indipendenza.
Il disco restituisce con gli strumenti calore e conforto, mentre va nel profondo con temi che riguardano la politica o la sfera personale dell'artista. La voce danza sugli arrangiamenti che spaziano dalla musica folk, pop, gypsy, soul alle più moderne influenze elettro.
Il disco ha un forte potere visuale e Kinzli non nasconde la volontà di realizzare un progetto dove gli elementi musicali e visuali comunichino insieme. La magia è compiuta, le visioni di Kinzli ora faranno sognare chi l'ascolterà!

Claudio Donatelli
  (30.1.11)