Settimanale, anno 10 - n. 20
Mar, 12 Dicembre 2017

Sulla musica >> La Musica nel Cinema del dopoguerra italiano

Studi, tesi, riflessioni sulla musica

Capitolo 2.1 (parte 13) I musicisti cinematografici del dopoguerra: i "maggiori", fra tradizione ed innovazione    
Cronaca di un amore ('50) di Michelangelo Antonioni; musica di Giovanni Fusco 

Vediamo, nei titoli di testa, le immagini di Milano, città in cui il film è ambientato. La musica che le accompagna si pone subito come sonorità interiore della grande metropoli, città storica (vediamo il Duomo), ma principalmente moderna e industriale.
Si tratta di una composizione per pianoforte (suonato da Armando Renzi) e sassofono contralto (non a caso, suonato da Marcel Mule del conservatorio di Parigi) che riecheggia fortemente opere di Debussy e Villa Lobos, le quali sono anch'esse dei duetti di questo genere. C'è, insomma, la volontà, da parte di Fusco, di riallacciarsi all'apertura culturale musicale di stampo europeista, di percorrere quegli itinerari intellettuali aperti dalla musica novecentista. Musica colta, quindi, che introduce perfettamente gli stati d'animo e i disagi psicologico-esistenziali che il film di Antonioni propone. Ed è proprio la stanca e annoiata borghesia che viene analizzata nella sua componente psicologica.
La tonalità minore, le armonie dissonanti, ottenute da accordi di diminuita e da intervalli di seconda aumentata, filtrano e rappresentano quell'atmosfera di inquietudine e di mistero che saranno le componenti principali di Cronaca di un Amore, rafforzandole dall'interno, come fossero anima (la musica) in uno stato d'animo (il disagio esistenziale della borghesia).
Inoltre, nelle armonie e nell'uso di strumenti "ad ancia", come i sassofoni, si sente la diretta ascendenza stravinskiana, in particolar modo del suo Ebany concert, concepito e dedicato agli strumenti fatti, appunto, di ebano, cioè i legni.
A questo punto, si potrà osservare che il sassofono non è un legno (è fatto di ottone), ma non è nemmeno un ottone (ha l'ancia simile a quella del clarinetto): esso è detto semplicemente strumento a fiato "ad ancia". Inventato intorno al 1840 da A. Sax (da cui il nome), viene costruito in sette tipi: sopranino, soprano, contralto, tenore, baritono, basso e contrabbasso. Esso è in grado di ottenere tutta la serie dei suoni armonici; ha un suono intenso nel forte, un timbro penetrante e leggermente velato, dal colore caldo e sensuale E' per eccellenza lo strumento musicale più ambiguo che esista e proprio per questa sua caratteristica viene usato come anima sonora del film. La scelta del contralto, poi, la dice lunga sull'intellettualismo musicale di Fusco, poiché è proprio quello che viene utilizzato, come rappresentante della famiglia, nelle composizioni di musica classica colta.
Tutto il film sarà affidato in maniera totale all'intervento di questo duetto che si costituirà in due distinti leit-motiv.

Gianluca Nicastro   (30.1.11) 


Segue nel prossimo numero! 
Tratto dalla Tesi di Gianluca Nicastro La musica nel cinema del dopoguerra italiano