Sulla musica >> Perchè in costume medioevale?
Studi, tesi, riflessioni sulla musica
Il coro Ethos, che fa parte dell'ARCL (Associazione regionale cori del Lazio) e diretto dal maestro Maurizio Albano, si esibisce nei concerti vestito con costumi d'epoca. Giovanni Vitagliano, componente del coro, scrive le sue riflessioni sulla necessità dell'uso del costume antico per interpretare i canti dell'epoca.
Che cosa è la musica?
Sembra facile rispondere a questa domanda; ma, se la poniamo a più persone, probabilmente avremo altrettante risposte diverse. Qualcuno dirà che la musica è una serie di suoni consecutivi coordinati tra loro secondo una certa logica, qualcun altro dirà che è un'espressione spontanea dell'anima, altri diranno che è qualcosa che serve per ballare, o per passare il tempo durante un lungo viaggio in macchina. Ogni risposta è certamente giusta; ma la musica è tutto questo e molto di più.
Immaginiamo di entrare in una grande stanza completamente vuota, occupata soltanto da un bel pianoforte a coda posto nel suo centro. Lo strumento è silenzioso, perché nessuno lo sta suonando, ed in quel momento non è altro che un dettaglio dell'arredamento della stanza, anzi l'unico dettaglio.
Immaginiamo ora che da un'altra porta della grande stanza entri una persona, che, senza proferire parola, si siede al pianoforte e poggia le dita sulla tastiera, ricavandone un accordo. Ecco che in questo momento l'atmosfera del luogo è completamente cambiata! Il suono continua ad echeggiare tra le pareti, ed in qualche modo ci coinvolge, che noi lo vogliamo o no.
Se il pianista continua a suonare, noi ascoltiamo la musica che produce. Idealmente, ci sono tre modi di ascoltare la musica: sul piano sensitivo, sul piano espressivo, sul piano puramente musicale. Quello sensitivo è il modo più diffuso e semplice, e consiste nell'ascolto dei suoni e basta, come avviene per quell'automobilista di cui si parlava più sopra. Il piano espressivo è quello che tenta di attribuire un significato a quello che si sta ascoltando, ed il piano puramente musicale è riservato agli esperti, ed è quello che comprende l'uso delle note musicali e la loro elaborazione.
La musica, e naturalmente il canto, hanno quindi certamente un significato, anche se questo significato è difficile o impossibile da tradurre in parole. Se ascoltiamo un brano di Bach, o di Beethoven, o di Chopin, sappiamo dire se è allegro, andante, adagio, triste, ma non siamo in grado di interpretare in modo univoco il carattere di quella allegria o tristezza. La nostra interpretazione probabilmente sarà strettamente legata al nostro stato d'animo di quel momento, e potrà rallegrarci se siamo tristi, e viceversa rattristarci se siamo allegri, o ancora spingerci alla riflessione, e tutto questo in modo differente ciascuna volta durante l'ascolto dello stesso brano.
Perché questa lunga premessa? Per dire che comunque, in tutti i casi citati, la musica ed il canto, inteso quest'ultimo come una particolare forma di musica che adotta come strumento la voce umana, ci comunicano qualcosa: un'emozione, un sentimento, un significato. In definitiva, la musica è una forma di "comunicazione", come lo sono tutte le arti, siano esse visive o auditive. L'autore del brano, oltre ad essere un tecnico del linguaggio musicale e del suo uso, è anche una persona che intende comunicare qualcosa di se stesso agli altri, e lo fa naturalmente con il linguaggio che conosce bene.
A loro volta, gli interpreti di quel brano musicale, siano essi suonatori di uno strumento musicale come il pianoforte, il violino, l'organo, o cantanti, tentano di interpretare quello che l'autore voleva comunicare e ritrasmetterlo agli ascoltatori. Ci riusciranno a seconda della loro sensibilità e perizia, ed in tal modo la comunicazione sarà arrivata dall'autore all'ascoltatore, passando attraverso l'interprete.Ed è appunto questo che si è impegnato a fare il coro Ethos: comunicare al gentile pubblico che lo ascolta durante i concerti le sensazioni, le emozioni e le atmosfere dei periodi medioevale e rinascimentale attraverso l'interpretazione di canti dell'epoca. Il coro infatti è specializzato nell'interpretazione di canti polifonici di vario genere, tutti (inconsuetamente) a tre voci, anziché a quattro voci come nella polifonia classica.
Diamo solo un piccolo accenno a cosa si intende con le parole "medioevo" e "rinascimento", perché sia più chiaro quali sono i periodi di tempo a cui ci riferiamo. Con medioevo si intende il periodo storico che va dalla caduta dell'impero romano di occidente (476 dopo Cristo) alla scoperta dell'America (1492). Più in particolare, ci riferiamo al basso medioevo, cioè ai secoli tra l'undicesimo ed il sedicesimo (1000-1492). Il Rinascimento è il periodo immediatamente successivo, e si sviluppa nel 15° e 16° secolo. La polifonia è iniziata appunto in questo secondo periodo. La maggior parte dei brani iterpretati dal coro Ethos è stata composta da autori vissuti in questi periodi.
Nell'interpretazione di questi canti antichi, il coro si è spinto più avanti, aggiungendo alle voci dei coristi l'uso di vari strumenti musicali, come un tamburo, un flauto, il clarino, e strumenti particolari come il "siscareddu" (fischietto) e la ciaramella. Ed infine, dulcis in fundo, il coro si presenta ai concerti vestito con costumi d'epoca, che rendono ancor più viva e realistica l'ambientazione dei canti. Chi ascolta si sente immerso in pieno nel clima dei secoli passati, e respira l'aria di quei tempi, nella nostra immaginazione misteriosi e romantici.
Ecco quindi spiegato l'uso dei costumi antichi: il canto è interpretazione musicale e canora, ma è anche recitazione, e cantare vestiti come lo erano i cantori nell'epoca in cui i brani furono composti significa, un po' come accade nelle opere liriche, far rivivere agli ascoltatori le sensazioni che i loro predecessori dei secoli passati provavano durante le esecuzioni di allora. Le opere liriche, infatti, (si pensi all'Aida, al Rigoletto, alla Norma, al Barbiere di Siviglia, alle opere di Mozart) sono una felice simbiosi tra canto e recitazione, e lo spettatore partecipe non può fare a meno di sentirsi trasportato nel momento in cui il dramma (o meglio il melodramma) viene vissuto.
Nell'adozione di questi costumi beninteso non c'è nessuna intenzione di creare del folclore, perché si tratta in realtà di un'iniziativa di puro carattere culturale. I costumi indossati dai coristi, ed anche dallo stesso direttore, sono ricostruzioni fedeli di costumi medioevali e rinascimentali, sono tutti diversi tra loro e richiamano varie figure, come quella del guerriero, della gran dama, del ciambellano di corte, del poeta, del nobile.
I componenti del coro Ethos si augurano quindi che il pubblico dei suoi concerti sia un pubblico di spettatori e non di ascoltatori, intendendosi per spettatore colui che guarda e partecipa anche con la vista, oltre ad ascoltare. E si augurano inoltre che l'ascolto di questi canti, così diversi da quelli che sono composti oggi, eppure così pieni di brio e di trovate non soltanto musicali, sia uno stimolo ad approfondire la conoscenza dei nostri antenati, talvolta ingiustamente poco apprezzati.
Giovanni Vitagliano (2.11.08)