Settimanale, anno 17 - n. 37
Ven, 4 Aprile 2025

Sulla musica >> La musica nel cinema del dopoguerra italiano

Studi, tesi, riflessioni sulla musica

Capitolo 1. Brevi considerazioni sulla musica per film (Parte 4)
Dal muto al sonoro

Prima che il film si affermi come forma di spettacolo particolare, si ha una programmazione commerciale dei primi film insieme ad altri spettacoli. Tutto avviene in fiere, teatri di vaudeville, caffè. Ma sin dall'inizio si ha l'esigenza di col­mare il vuoto del silenzio della pellicola con un accompagnamento musicale. Que­sto, sia per distrarre l'attenzione del pubblico dal fastidioso rumore del proiettore, sia per donare all'innaturalezza di ombre mute che si muovono velocemente sullo schermo uno statuto di realtà. Sin dagli inizi, è la musica a costituire quella terza di­mensione che altrimenti il film muto non avrebbe mai avuto. "Si è sentita sempre, in­somma, la necessità del sonoro, per motivi strumentali (coprire il rumore del proiet­tore) o per motivi più sottili, insiti al mezzo (la necessità di superare il disagio del silenzio)." (Ermanno Comuzio)
Sin dalla prima proiezione, quindi, si può dire che il cinema si presenti insieme alla musica; infatti, "Il 28 dicembre 1895, quando, al Grand Cafè, sul Boulevard des Capucines, i Lumière scoprirono il valore commerciale dei loro primi film, la musica di un pianoforte accompagnò la proiezione." (Roger Manvell e John Huntley)
Presto il pianoforte viene sostituito da un'orchestra in sala. Inizia così un rapporto più fertile e diretto tra musica e film. Nel 1908 fa ingresso per la prima volta nel mondo del cinema la figura del musicista e compositore: Camille Saint-Saëns crea la sua Opera 128 per archi, pianoforte e harmonium per il film L'assassinat du Duc de Guise. Formato da un'introduzione e cinque quadri, ogni parte è accuratamente sincronizzata col film.
Coll'aumentare della popolarità del cinema, le orchestre vanno via via ingrandendosi, fino a divenire una parte importantissima ed insopprimibile della proiezione cinematografica. Se infatti si fosse eliminata, lo spettatore non avrebbe gradito più con lo stesso gusto lo spettacolo. Il pubblico sente sin dall'inizio che la pura presenza della musica aggiunge alle immagini mute qualcosa di vitale, di es­senziale. La realtà nasce da un continuo mescolarsi di immagini e suoni, il silenzio in quanto tale non esiste. I personaggi che si agitano sullo schermo muto hanno una parvenza di realtà, ma non sono la realtà. Se non ci fosse la musica queste ombre re­sterebbero ombre e null'altro, fantasmi che aspirano a vita corporea, senza mai po­terla raggiungere. E' la musica a vivificarli col suo soffio universale, a evocarne la presenza materiale nella mente dello spettatore. E Tutto questo prima dell'invenzione della colonna sonora che, oltre la musica, contiene anche il rumore e il dialogo.
Il primo regista a curare l'arrangiamento per un proprio film è D.W.Griffith. Con il musicista Joseph Karl Breil concorda una partitura per uno dei suoi capolavori The birth of a Nation ('15). Essa è composta di brani originali, brani classici, arie popolari americane ed effetti sonori che vengono puntualmente raccordate alle immagini fino ad ottenere un commento musicale moderno ante litteram. E' un successo personale del grande Griffith che impone, così, un primo vero modello di quello che dovrebbe essere il rapporto musica-film.
Questo, naturalmente, è solo un raro caso in cui regista e musicista tendono quasi ad identificarsi nella stessa persona. In genere, per tutto il periodo muto, pianisti e direttori d'orchestra si rifanno, per i loro arrangiamenti musicali, a saggi contenenti la cosiddetta musica d'atmosfera, che semplicisticamente suggeri­scono le musiche più appropriate ad ogni tipo di scena.
Una prima, sensazionale prova di sincronizzazione del suono su pellicola è offerta da The Jazz Singer ('27). In alcune sequenze il canto di Al Jolson e le labbra sono perfettamente sincronizzate. "Il pubblico di tutto il mondo accorse in massa a sentire Al Jolson gridare: « Say, Ma, listen to this! » e a ripetere quella melodia di successo che era Mammy." (Roger Manvell e John Huntley)
E' nel 1929, però, che viene proiettato il primo vero film parlato al 100%. Si tratta di The lights of New York. Contemporaneamente, in Inghilterra viene realizzato Blackmail di Alfred Hitchcock cui viene aggiunta, a film muto terminato, la novità americana della colonna sonora. Tra il '29 e il '30 altri paesi come la Francia, la Germania, l'Italia, la Svezia, la Russia compiono i primi film sonori. Ed è proprio nel Vecchio Continente che nascono le prime vere teorie estetiche del nuovo mezzo, in opere che ancora oggi sono ricordate come essenziali nelle ricerche che continuano a compiersi nell'ambito del rapporto suono-immagine. Fra tutte, la più rilevante è il Manifesto del film sono­ro pubblicata il 20 luglio 1928 sulla rivista Gissn Isskustva di Mosca. A firmarla so­no maestri come Ejzenstéjn, Pudovkin e Aleksandrov.

Gianluca Nicastro      (11.1.09)

Segue nel prossimo numero!
Tratto dalla Tesi di Gianluca Nicastro La musica nel cinema del dopoguerra italiano