Sulla musica >> La musica nel cinema del dopoguerra italiano
Studi, tesi, riflessioni sulla musica
Capitolo 2.1 (parte 11) I musicisti cinematografici del dopoguerra: i "maggiori", fra tradizione ed innovazione
Franco Mannino e Bellissima
Nato a Palermo il 25 aprile 1924, muore a Roma il 1 febbraio
2005. Allievo di R. Silvestri, si
diploma in pianoforte presso l'accademia di Santa Cecilia in Roma nel 1940,
dove studia anche composizione con V. Mortari, diplomandosi nel '47. Come
pianista, dopo aver esordito nel '41 al teatro Adriano di Roma, svolge
un'intensa attività concertistica, ottenendo nel '50 negli Stati Uniti il Premio
Columbus. Come
direttore d'orchestra inizia la sua attività nel '52 ed appare nei maggiori
teatri italiani ed in vari teatri esteri. Nel '57 compie una Tournée negli
Stati Uniti a capo dell'orchestra del Maggio Musicale Fiorentino, nel '58
inaugura il Festival della Novità di Bergamo, e nel '64 consegue il Premio
Illica. Come
compositore ottiene vari riconoscimenti, fra i quali nel '56 in Francia il Premio
Diaghilew per la
migliore novità teatrale dell'anno (con Mario e il Mago). Nel '69-'70 è
direttore artistico del teatro San Carlo di Napoli. Dall '82 all '86 è
direttore e consigliere artistico dell'Orchestra del National Arts Center di
Ottawa. Musicista versatile e fecondo, Mannino sa anche accortamente valorizzare
la propria attività compositiva sia teatrale che strumentale: il suo ricorrere
alle sorelle Kessler per una commedia musicale come il destinare ai violinisti
Kogan un concerto, possono ritenersi i fatti più probanti della sua qualità di
abile imprenditore di se stesso e della propria musica, nella piena
consapevolezza d'essere provvisto di una musicalità d'istinto eccezionale,
buona a tutti gli usi e a tutte le occasioni. Parimenti abile uomo di teatro,
le sue scelte ribadiscono quanto detto; troviamo così nella sua ricca
produzione, accanto alle sollecitazioni intellettuali, spesso mediate dal
grande regista Luchino Visconti, derivate dall'opera di Mann come Luisella ('69) e
l'azione coreografica Mario e il Mago ('56), lavori di facile consumo come Vivi
('57), sorta di fumettone lirico-erotico allineato con la letteratura rosa
dell'epoca.
Nei suoi lavori teatrali, come pure in quelli strumentali, l'ossequio alla tradizione è sempre fondamentale, anche quando egli sembra voler tenere conto di procedimenti musicali più moderni, ma che utilizza poi quasi nel modo di escrescenze stravaganti o di esteriori quanto facili concessioni alla corrente moda sonora. Dapprima si accosta al cinema componendo nuove musiche per film americani doppiati per essere poi inseriti nel circuito commerciale italiano. Nel dopoguerra, comincia a creare partiture originali: Domani è un altro giorno ('50) di L. Moguy, Bellissima ('51) di L. Visconti, La provinciale ('52) di M. Soldati, Vestire gli ignudi ('54) di M. Pagliero, Ai margini della metropoli ('53) di C. Lizzani, Il sole negli occhi ('53) di A. Pietrangeli, Identikit ('74) di G. Patroni Griffi, Un cuore semplice ('77) di G. Ferrara, Un uomo in ginocchio ('79) di D. Damiani.
La collaborazione con L. Visconti non si ferma alla produzione teatrale e al già citato Bellissima. Mannino è consulente e adattatore di molte musiche classiche usate dal regista in suoi vari film: Morte a Venezia ('71), Ludwig ('72), Gruppo di famiglia in un interno ('74), L'innocente ('76). Mannino si dimostra del tutto versatile, classico e moderno allo stesso tempo, nella musica da film. Non tutti i risultati sono soddisfacenti, ma dove riesce egli contribuisce a quell'evoluzione in senso moderno della colonna sonora. Lo vediamo senz'altro nell'uso ricorrente di una strumentazione cameristica e, sovente, solista: assoli di pianoforte (eseguiti anche da lui) e di violino.
Gianluca Nicastro (25.4.10)
Segue nel prossimo numero! Tratto dalla Tesi di Gianluca Nicastro La musica nel cinema del dopoguerra italiano