Sulla musica >> la musica nel cinema del dopoguerra italiano
Studi, tesi, riflessioni sulla musica
Capitolo 2.1 (parte 11) I musicisti cinematografici del dopoguerra: i "maggiori", fra tradizione ed innovazione
Bellissima ('51) di Luchino Visconti; musica di Franco Mannino
Un altro momento, in cui sentiamo la presenza del cinema e
dello spettacolo con la musica, è quando la sera, nell'arena all'aperto, stanno
proiettando un film western. La musica è quella realistica del film e del suo
genere, da vera e propria epopea del nuovo mondo.
Mentre Maddalena ammira
estasiata la magia del cinematografo (si meraviglia che tutta una carovana,
insieme alle mucche, si immerga dentro l'acqua per guadare un fiume), il
marito le ripete che quelle lì sono tutte favole.
E' interessante notare come
dalla musica proveniente dalla pellicola si passi a quella esterna, legando due
immagini che superficialmente possono apparire diversissime tra loro e che
invece hanno uno stesso significato metaforico. Infatti, dopo la sequenza
dell'arena, vediamo, di nuovo, la calca di mamme e bambine avventarsi, proprio
come se fossero bestiame, davanti ai cancelli di Cinecittà per poter passare
per prime sull'altra riva, cioè nel mondo del cinema. Questa soluzione
metaforica è qui data proprio dalla continuità del motivo musicale del film
western, coniugando le due differenti sequenze sotto un unico significato, che
ci fa vedere, e sentire, ancora di più quella miseria per giungere all'effimero
del cinematografo.
Dopo aver lasciato Maria in un salone di bellezza, perché
la facciano più bella, Maddalena e Alberto (Walter Chiari), uno dei supposti assistenti del
regista Blasetti, si ritrovano in un parco. Maddalena, sentito che l'unico modo
per essere scelte è attraverso una raccomandazione, si rivolge speranzosa al
giovane assistente, che in cambio le chiede cinquanta mila lire, ché deve
realizzare varie regalie per farne dono a tutto lo stato maggiore di Blasetti.
Solo così, infatti, loro si ricorderanno della signora Maddalena. L'ingenua
signora ci casca e le dà gli ultimi soldi dei suoi risparmi. La musica ha qui
il compito di sottolineare i rapporti ambigui che intercorrono fra i due. Ne
nasce un valzer, con un dialogo giocoso fra i diversi timbri degli strumenti:
lei è caratterizzata dal dolce e femminile flauto, mentre lui, l'infingardo, da
passaggi lenti e gravi di un fagotto. E' sì un gioco musicale, ma che avrà
delle dure ripercussioni drammatiche sulle illusioni di Maddalena, poiché
Alberto quei soldi li userà per comprarsi l'agognata lambretta e non certo per
favorire Maria al concorso.
Gioco musicale e vita reale si coagulano, insomma,
dichiarando le continue contaminazioni fra atto ludico e atto drammatico, mai
scissi veramente in confini determinati. Vediamo, infatti, subito dopo,
Alberto comprare la lambretta e allontanarsi soddisfatto per le vie della
città, mentre nell'arena si sta svolgendo lo spettacolino serale. Tutti gli
abitanti del quartiere sono lì raccolti, per evadere un po' dalle fatiche
quotidiane e concedersi un po' di tranquillità.
Un pianoforte, una batteria ed
un sassofono stanno suonando una rumba, cantata e ballata. E' un modo di
cantare triste, il testo parla naturalmente d'amore, il
cui titolo dovrebbe essere Verde luna; il ritmo esotico, seguito dalle brutte e
sgraziate ballerine non professioniste che danzano sul palco, ci lascia un
senso di struggente malinconia, rafforzato e reso drammatico dal litigio che
si sta consumando fra Spartaco e Maddalena, ché la bambina non è un pagliaccio
e Maddalena ha speso tutti quei soldi per farcela diventare.
Gianluca Nicastro (6.6.10)
Segue nel prossimo numero! Tratto dalla Tesi di Gianluca Nicastro La musica nel cinema del dopoguerra italiano