Sulla musica >> la musica nel cinema del dopoguerra italiano
Studi, tesi, riflessioni sulla musica
Capitolo 2.1 (parte 11) I musicisti cinematografici del dopoguerra: i "maggiori", fra tradizione ed innovazione
Bellissima ('51) di Luchino Visconti; musica di Franco Mannino
Ma ormai Maddalena vuole arrivare fino in fondo e decide di andare a
vedere il provino della figlia. In sala montaggio, domanda alla montatrice Iris (la vera protagonista di Sotto il
sole di Roma di Renato Castellani) di poter vedere il provino. Iris le dice che
non è possibile, perché li deve mandare in sala proiezione, per essere
visionati da Blasetti in persona. E' proprio Iris a svelarle le disillusioni
che il cinema procura: Iris ha fatto sì un film, ma solo perché serviva al
regista in quel momento, poi non l'hanno più chiamata e ora è lì che lavora
nell'oscura sala di montaggio. A questo punto interviene, a sottolineare l'amaro disinganno che si legge sul
tragico volto della Magnani, la cavatina "Quante è bella, quanto è cara, più la
guardo e più mi piace" eseguita dall'oboe, poi dal clarinetto e
accompagnata dal triste e malinconico arpeggio dell'arpa. Ma quando Iris si
impietosisce e va lì a consolarla, ridandole speranza e dicendole che può
vedere il provino nascosta in sala proiezione, ecco che il modo minore della
melodia, riprende il suo impeto modulando in maggiore, con il tema ripetuto
questa volta dai confortanti archi. Subito, però, questa speranza ritrovata
viene smentita, lasciandoci tutta la tristezza che il primo apparire della
melodia aveva provocato: quando il volto di Maria viene proiettato sui grandi
schermi di Cinecittà viene derisa, con profonda malignità, per il suo
atteggiamento goffo. Maddalena arde di sdegno e, dopo una violenta scenata, si
porta via la bambina, girovagando e piangendo per la città.
Intanto, però, il regista ha scoperto delle doti
espressive non comuni nel volto della bambina e manda i suoi assistenti con il
contratto a casa di Maddalena.
Finalmente, il sogno di Maddalena sembra essersi
realizzato; tuttavia, quando essa torna a casa con la bambina in braccio che
dorme, non ci sta a quel gioco sporco che è il cinema: rinuncia con piacere ai
due milioni offertigli, la sua bambina non è venuta al mondo per fare ridere la
gente. Via quindi il cinema, col suo strepitio, le sue illusioni.
La stessa
cavatina "Quanto è bella, quanto è cara" torna con la sua melanconica
profondità, immergendosi totalmente nelle lacrime tragiche della bravissima
Magnani, e ristabilisce, chiuso il
cinema fuori dalla porta (e con esso anche la fanfara di Dulcamara-Blasetti),
quella serenità ritrovata, che può fare a meno dello spettacolo e bearsi nella
contemplazione affettiva, ma vera, dei genitori con la propria bambina.
Diciamo subito che in questo lavoro, Franco Mannino ha il compito di scegliere ed
elaborare i temi del melodramma Elisir d'amore di Gaetano Donizetti, quindi di
musica preesistente. Lavoro che, come notorio, non è compiuto solo da lui, ma
anche dal regista Visconti che di musica se ne intende. Ragion per cui, tutti i
risultati ottenuti, sono da addebitarsi anche al taglio, all'ispirazione, alla
scelta del grande regista che in tutti i suoi altri film dimostra la stessa
competenza estetica in materia musicale.
Non dimentichiamo che Visconti ha un'educazione musicale notevole,
ha studiato contrappunto e violoncello, è un assiduo frequentatore della Scala,
per il quale cura molte regie teatrali. Qui si vede insomma tutto il peso
dell'educazione culturale che ha avuto, a differenza di moltissimi altri
registi che, pur dimostrandosi maestri in cinema, non altrettanto si può dire
in materia musicale, di cui poco s'interessano. Non a caso, si è parlato di
vocazione melodrammatica dei film viscontiani, intendendo con questo termine
una chiave di lettura delle proprie opere. Nei suoi film infatti c'è come una
lente d'ingrandimento sull'animo e la psicologia dei personaggi, atta a mettere
in luce la liricità della loro natura, liricità attraverso la quale essi si
esprimono. Quindi, il merito di Mannino va visto sotto il punto di vista della
collaborazione che Visconti intrattiene con tutti i musicisti dei suoi film.
Gianluca Nicastro (13.6.10)
Segue nel prossimo numero! Tratto dalla Tesi di Gianluca Nicastro La musica nel cinema del dopoguerra italiano